il caso

«Se qualcuno mi ospita torno ai domiciliari»

Mossa a sorpresa del violentatore tramite il difensore che lancia un appello a comunità, enti, cittadini

REGGIO EMILIA. Una mossa spiazzante. Un ribaltamento del fronte da parte della difesa nel bel mezzo di un caso da giorni approdato alla ribalta nazionale.

Parla l’avvocato Noris Bucchi, dopo essersi confrontato a lungo con il pakistano 21enne reo confesso della violenza sessuale al disabile 13enne, suo vicino di casa in un paese della Bassa reggiana. «Il mio assistito, preso atto delle reazioni a seguito del provvedimento emesso dal gip all'esito dell'interrogatorio di garanzia: in particolare le molteplici manifestazioni di allarme sociale che l'attuale situazione ha determinato. Considerato che in un primo momento il gip aveva applicato la misura custodiale degli arresti domiciliari, successivamente sostituita solo in seguito al venire meno della disponibilità della persona "ospitante", il mio assistito rende noto che intende fornire un tangibile segno di autodisciplina così da offrire anche all'opinione pubblica una maggior garanzia di tutela sociale, dichiarandosi disposto a porsi, anche spontaneamente, agli arresti domiciliari. Valuteremo tecnicamente quale forma adottare per concretizzare tale proposito, tuttavia, è evidente che per poter attuare tale soluzione è necessaria la disponibilità di un alloggio e del titolare (proprietario o affittuario) ad ospitare il giovane». L’avvocato difensore quindi cerca «la collaborazione di chiunque – anche ovviamente in via riservata (associazioni benefiche , amministratori pubblici, privati cittadini ecc.) – intenda attivarsi in tal senso. Ciò consentirebbe di offrire quelle maggiori garanzie alla collettività che in molti lamentano attualmente insufficienti».