Pedofilo libero, solidarietà al giudice Ghini dall'Anm: la pm Pantani si dissocia

La giunta regionale dell’Associazione magistrati esprime vicinanza al gip. Ma la pm reggiana non aderisce al documento

REGGIO EMILIA . La giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati Emilia-Romagna (Anm) esprime solidarietà al gip, Giovanni Ghini. Ma, dalla nota ufficiale diramata ieri, si dissocia la pm reggiana, Maria Rita Pantani, che nel processo contro il pedofilo della Bassa sostiene l’accusa, eletta nella giunta regionale dell’Anm nel giugno scorso.

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È quanto scritto nero su bianco nella stessa nota attraverso la quale l’Anm esprime il proprio sostegno al gip reggiano, finito nell’occhio del ciclone per la scarcerazione del pedofilo reo confesso. Nell’intestazione, infatti, si legge che il comunicato è stato «approvato dalla Giunta distrettuale con il dissenso della collega Maria Rita Pantani, anche quale pm d’udienza e assegnataria del fascicolo da cui la vicenda trae origine».

Il documento è firmato da Alessandro Farolfi, presidente della giunta distrettuale Anm Emilia-Romagna. Ecco il contenuto: «Nei giorni scorsi il Gip di Reggio Emilia Giovanni Ghini ha adottato un provvedimento de libertate – revocando la misura cautelare degli arresti domiciliari e sostituendola con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con divieto di avvicinamento alla vittima – nei confronti di uno straniero pakistano, reo confesso di violenza sessuale aggravata a carico di un minore disabile. Il provvedimento è già stato impugnato dalla Procura della Repubblica ed ha suscitato ampio scalpore sui media locali e nazionali. La giunta distrettuale dell’Anm Emilia Romagna non intende e non può certo entrare nel merito di un’ordinanza che, come in ogni vicenda processuale, potrà essere riformata e può in uno stato democratico certamente essere criticata. Se da un lato, e in primo luogo, è doveroso esprimere vicinanza alla giovane vittima di un reato tanto odioso ed alla sua famiglia, dall’altro non si può non evidenziare come la critica nei confronti di un provvedimento giudiziario (che nella specie non è una sentenza ma un provvedimento incidentale), anche ove considerato non condivisibile, vada contenuta entro limiti ragionevoli e civili, propri di uno stato di diritto, senza trascendere in ingiurie o gravi minacce nei confronti del suo estensore. Ogni magistrato, infatti, è chiamato ad operare nel nostro ordinamento valutando ed applicando le norme vigenti con l’obbligo di motivare adeguatamente i propri provvedimenti, senza lasciarsi influenzare da aspettative sociali o politiche».