Da Cadelbosco Sotto a Rotterdam in bici ma poi gliela rubano

di Gabriele Farina

Il 39enne Devis Incerti ha pedalato per 1.700 chilometri: «Un’avventura splendida, peccato per il furto in Olanda»

CADELBOSCO SOPRA. Da Cadelbosco Sotto a Rotterdam in bici (con furto in coda). È l’avventura vissuta da Devis Incerti, 39enne cadelboschese appassionato di sport. Parte il 6 agosto, arriva in Olanda il 21 agosto, dopo 13 giorni di pedalate effettive e alcune soste lungo il viaggio.

Segue le rotte europee, percorrendo soprattutto i tracciati sui fiumi incontrati lungo il suo cammino (Po, Adda e Reno i tre più importanti). Giunto nel Paese dei mulini e dei tulipani, viene derubato della sua compagna di viaggio a due ruote. Un episodio che lo amareggia, ma che non gli fa perdere la voglia di raccontare la sua esperienza. 
 
Devis Incerti, come nasce l’idea del viaggio?
«Corro e sono un istruttore di nordic walking. Due anni fa avevo seguito il percorso del Danubio dall’Austria sino a Budapest. Quest’anno ho voluto seguire il Reno dalla Svizzera alla foce. Sono partito da Cadelbosco Sotto, ho preso le strade basse fino a Brescello, poi da lì le ciclabili fino a Cremona. Valicate le Alpi, ho attraversato la Svizzera, la Francia, la Germania e l’Olanda».
 
Qual è l’emozione di un viaggio così in bici?
«Puoi stare a contatto con la natura, conoscere persone e posti nuovi, scoprire luoghi che non è possibile trovare in macchina, in cui non ti godi odori e rumori».
 
Com’è stato il percorso a tappe?
«Ho cercato di non dormire sempre in hotel, programmando una sosta per volta. In alcune condizioni ho trovato temporali e ho dovuto rallentare. Ho scoperto un’app in cui vedi altri biker che ti offrono ospitalità nella zona. Per tre volte ho dormito a casa di altre persone, ora ho dato anch’io la disponibilità ad ospitare persone a Cadelbosco».
 
Poi, arrivato a Rotterdam, le hanno rubato la bici.
«In quella città danno più spazio alle ciclabili che alle strade normali. Tutti hanno le bici, per cui non era possibile tenerla in casa, come ho fatto altrove. Era parcheggiata fuori e, nonostante due lucchetti, me l’hanno rubata. Sono dovuto tornare in treno e in aereo».
 
Come ha fatto per la lingua durante il viaggio?
«Ho parlato italiano fino alla parte più meridionale della Svizzera, poi con l’inglese te la cavi dappertutto».
 
Per i pasti?
«Mangiavo leggero durante il giorno, in ostello, o persino frutti lungo il percorso». 
 
Il viaggio è stato seguito sui social. Sentiva la vicinanza?
«Durante il giorno facevo alcune foto che alla sera postavo su Facebook, se c’era la connessione, per mostrare il percorso a tutte le persone che mi hanno seguito».
 
Com’era equipaggiato?
«Avevo borsoni comodi e leggeri. Trascorrevo 8-9 ore al giorni in bici. Mi ero portato anche i cambi per uscire la sera, ma avevo il minimo indispensabile. Ho messo una sella in pelle, più comoda, e cambiavo posizioni ogni tanto. Ho viaggiato a una media di 130 chilometri al giorno. Ogni giorno mi programmavo per il successivo con una meta e un’alternativa in caso d’imprevisti».
 
Ha usato una mappa?
«All’estero ci sono segnali ovunque e ho viaggiato lungo i fiumi con tutte le indicazioni. Dalla Svizzera fino all’Olanda ho usato un sistema di tracce, per arrivare in Svizzera ho scaricato le tracce sul cellulare».
 
Serve una preparazione fisica specifica per il viaggio? 
«Faccio triathlon, ma non esco mai in bici. Con l’equipaggiamento giusto, nemmeno super-professionale, è un viaggio che possono fare tutti, anche le famiglie». 
 
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