Caso Ghini, polemica al Csm «C’è il rischio di populismo»

Pedofilo liberato: il consigliere Morosini attacca la richiesta fatta da Zanettin Replica il vice presidente Legnini: «La Prima Commissione rispetterà la legge»

REGGIO EMILIA. Polemica al Csm sulla vicenda della pratica chiesta dal consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin sul gip Giovanni Ghini che ha disposto la scarcerazione di un richiedente asilo pakistano, reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di 13 anni disabile.

Martedì il Comitato di presidenza ha trasmesso il provvedimento del magistrato alla Prima Commissione, che deve valutare se ci sono gli estremi per accogliere la richiesta di Zanettin.

E subito ieri durante il plenum il togato di Area Piergiorgio Morosini ha avvertito: «Senza voler entrare nel merito del provvedimento del gip di Reggio Emilia, che come ogni decisione può essere legittimamente criticata, come Csm non abbiamo alcun sindacato sull'atto giurisidizionale . Dobbiamo fare attenzione perchè rischiamo comportamenti da populismo consiliare».

Se si va su questa strada – ha aggiunto Morosini – mettendo «sotto i riflettori del Csm il contenuto dei provvedimenti giurisdizionali, creiamo i presupposti per incidere sulla serenità di chi è chiamato a decidere su questioni complesse e delicate. Evitiamo in tutti i modi la confusione da effetto mediatico perchè noi sappiamo bene che certi esposti che non hanno attenzione mediatica e che riguardano il contenuto di provvedimenti giurisdizionali si liquidano in prima commissione in 20 secondi – conclude – con un laconico “non luogo a procedere”».

Parole a cui ha replicato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, spiegando che il Comitato di presidenza «non ha svolto alcuna attività istruttoria» sul caso, ma «ha semplicemente acquisito il provvedimento del gip e lo ha trasmesso, come suo dovere, alla Prima Commissione, cui spetta ogni valutazione».

E dicendosi certo che «la Prima Commissione farà esattamente ciò che la legge consente di fare e nulla di più».

«Posso rassicurare che la Prima Commissione è a perfetta conoscenza dei limiti delle sue competenze e deciderà nel rispetto delle leggi» ha sottolineato da parte sua il presidente Giuseppe Fanfani.

Sarà la Prima Commissione, quindi, fatte le valutazioni di competenza, a valutare se sussistano o meno le condizioni per aprire una pratica per accertare un'eventuale incompatibilità ambientale o funzionale, come chiesto da uno dei consiglieri, Pierantonio Zanettin.

Gli atti – cioè le due ordinanze emesse dal gip Ghini e la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dal pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) – sono stati trasmessi anche al Procuratore della Cassazione in quanto titolare dell'azione disciplinare.

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