Campegine, la maglia del Montecchio dentro la bara di Matteo

In tantissimi all’addio al 37enne stroncato da una malattia cardiaca. Presenti molti giovani calciatori e militanti dell’Anpi: la nonna è parente dei Cervi

CAMPEGINE. La bandiera dell’Anpi, la maglia dell’U.S. Montecchio Calcio riposta dentro al feretro e tante, tantissime persone di tutte le età. È stato molto partecipato a Campegine il funerale di Matteo Branchetti, il 37enne stroncato da un virus che, in un fisico già compromesso dalla patologia cardiaca congenita, ne ha provocato il decesso dopo appena una settimana di ricovero ospedaliero, prima al Franchini di Montecchio e poi in terapia intensiva al Santa Maria Nuova.

Campegine, la maglia del Montecchio ai funerali di Matteo

Contro quel problema cardiaco Matteo ha lottato tutta la vita, dalle due operazioni chirurgiche in tenera età alle costanti cure in un centro specializzato a Milano. Nonostante questo svantaggio fisico, Matteo, dipendente della Dalter Alimentari Spa di Sant’Ilario, si è sempre impegnato nella sua passione: il calcio.

Una passione trasmessagli da papà Giuseppe, impegnato nella Campeginese. Matteo, dopo esperienze pregresse con le società calcistiche di Campegine, Meletole e Castelnovo Sotto, da due anni era addetto stampa, dirigente e accompagnatore della squadra giovanile del Montecchio Calcio, facendosi apprezzare per l’indefessa disponibilità e umanità.

Perciò ieri, all’estremo addio, era presente la dirigenza dell’U.S. Montecchio Calcio al completo (il presidente Claudio Dosi, il direttore sportivo Andrea Boni, il direttore sportivo Juniores Andrea Paglia) e i giocatori della prima squadra: questi ultimi hanno posato sul feretro, nella sala del commiato di Calerno, una maglia della prima squadra, senza numero e con la scritta “Matteo B.”, maglia che poi è stata deposta all’interno della bara. C’erano molti altri giovani con la divisa della campeginese, che conoscevano da sempre la famiglia e Matteo che è nato, cresciuto e vissuto in un’abitazione della Lora dove risiedeva tuttora con il papà.

Padre che, durante il rito civile, è stato sorretto dagli altri due figli, Mirco e Marco. Una famiglia già colpita dal dolore: la madre di Matteo, Stefania Catellani, era morta cinque anni fa per infarto. Il nonno materno, ieri, si aggirava tra i compaesani affranto: «È morta mia figlia un’altra volta». Erano presenti anche tanti anziani: militanti dell’Anpi (Matteo era iscritto alla sezione locale) e amici della nonna materna Clara, imparentata con Genoeffa Cocconi e con la famiglia dei sette fratelli Cervi (era presente anche Antenore Cervi). Una cerimonia commossa e composta, con i coetanei ancora increduli che Matteo sia scomparso così prematuramente a causa di problemi di salute che aveva superato tante volte.

Ambra Prati