Palloncini bianchi e lacrime per l'addio a Ricky

di Mauro Pinotti

A Gonzaga, in provincia di Mantova, si è svolto il funerale del 13enne di Reggiolo morto in bicicletta.

GONZAGA (Mantova). Palloncini, fiori bianchi e la sua canzone preferita che ha ascoltato per chissà quante volte tutta estate: “Yo contigo tu conmigo” di Morat e Alvaro Soler. È così che è stato dato l’addio, ieri pomeriggio, in forma civile, a Riccardo Roversi, 13 anni, detto “Rondo” ma per gli amici e compagni di classe “Ricky”, il ragazzino residente con la famiglia a Reggiolo deceduto nel tragico incidente di giovedì sulla provinciale per Moglia.

In tanti si sono trovati davanti alla camera ardente della Fondazioneo ospedale civile di via Barberi a Gonzaga. Papà Denis, ogni tanto, usciva per abbracciare gli amici e scambiare qualche parola, per farsi forza, abbozzare un sorriso per cercare di togliersi dalla mente che il suo Riccardo non c’è più, che quello che sta vivendo non può essere vero.

Il suo viso è tirato, una maschera di dolore, segnato da notti insonni e tante lacrime. E quando ha visto i compagni di classe di Alessandro, 9 anni, fratellino di Riccardo, che stringevano in pugno decine di palloncini bianchi e uno a forma di stella di colore rosso con la scritta “Ciao Ricky”, è andato a parlare con loro e ad abbracciarli con affetto.

Nella loro spensieratezza e innocenza, questi bambini hanno vissuto il momento del funerale del fratello del loro compagno di classe parlottando tra loro, un po’ zittiti bonariamente dai loro insegnanti quando il tono della loro voce superava la soglia di silenzio che regnava davanti all’ingresso della camera ardente.

E uno di loro ha detto ad un amico vicino: «Ma lo sai che l’anima di Riccardo ci può vedere?». La mamma, il nonno che l’aveva accompagnato a fare un giro in bici proprio il giorno della disgrazia, sono rimasti attaccati alla bara del 13enne coperta di fiori bianchi e sopra una foto di Riccardo.

Presenti alle esequie anche i compagni di classe della 3 C delle scuole medie “G. Carducci” di Reggiolo, che non sono riusciti a trattenere le lacrime. Straziante il momento in cui il padre ha portato in spalla la bara bianca del figlio, dalla camera ardente al carro funebre.

Un tragitto breve ma nello stesso tempo lungo, tremendo, infinito e che non avrebbe mai voluto fare, accompagnato da un lungo applauso della gente.

In quello stesso istante i bambini hanno liberato i palloncini bianchi. Familiari e parenti hanno sostato dietro il feretro, poi il portellone piano piano si è chiuso per il doloroso momento del definitivo distacco, triste prologo all’ultimo viaggio verso il cimitero degli Angeli di Mantova per il rito della cremazione.