Reggio Emilia, il pedofilo rimane in carcere

di Tiziano Soresina

Il 60enne nega di aver palpeggiato il bimbo, il gip però non gli crede. Il pm indaga sul ricovero dell’uomo all'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio per un trauma subìto in cella

NOVELLARA. Sta diventando sempre più delicata la vicenda del consulente d’azienda 60enne di Correggio che giovedì è stato arrestato dai carabinieri per abusi – nei pressi di un oratorio novellarese – su un bimbo di 9 anni.

IL RICOVERO. Domenica pomeriggio l’uomo è stato trovato in cella – in cui si trova solo, non con altri detenuti – sanguinante e con una ferita alla testa. Sarebbe svenuto per la tensione accumulata in questi giorni. Comunque sia, la polizia penitenziaria ha provveduto al ricovero al Santa Maria Nuova, specificatamente nel reparto di Osservazione breve intensiva (Obi). Del trasferimento in ospedale il pm Maria Rita Pantani – titolare dell’inchiesta – è stata avvertita solo ieri mattina, anche perché l’udienza di convalida dell’arresto non si è più svolta in tribunale ma nel reparto. Sulle cause (una caduta in seguito allo svenimento?) di questo ricovero il magistrato inquirente intende fare degli accertamenti.

IL 60ENNE NEGA. Sta di fatto che ieri mattina il 60enne accusato di pedofilia ha risposto alle domande del gip Angela Baraldi steso in un letto e in condizioni fisiche precarie, non ricordando nulla di quanto gli è accaduto in carcere.

Assistito dall’avvocato Nicola Tria, l’indagato si è comunque difeso, negando di aver palpeggiato il minorenne nelle parti intime.

Da quanto “filtra” il professionista replica dicendo che giovedì ha solo giocato a calcio con quei ragazzini (era presente anche un amichetto di 10 anni), per poi estrarre delle monete da una tasca dei calzoni del bimbo più piccolo.

Quello sarebbe stato il contatto fra lui e il bambino di 9 anni, a suo parere mal interpretato dai due carabinieri (per loro sono stati invece toccamenti ai genitali, ndr) che stavano seguendo la scena (i militari erano sulle tracce del 60enne da tempo, avendo avuto più di una segnalazione sugli strani comportamenti di quest’uomo che s’aggirava in bici nei luoghi frequentati dai bambini). Una negazione totale di essere preda di impulsi pedofili.

Dopo mezz’ora di interrogatorio, sono state formulate le richieste relative alle misure cautelari: il carcere per il pm Pantani, una misura non detentiva o al limite gli arresti domiciliari per l’avvocato Tria.

RESTA DENTRO. Dalla camera di consiglio il gip Baraldi ne è uscita con la convalida dell’arresto e il mantenimento in carcere del correggese.

Come rimarcato nell’ordinanza, per il giudice c’è il rischio di reiterazione del reato, valutando come inverosimile il racconto del 60enne, mentre le indagini dei carabinieri fanno emergere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato. Il giudice fa riferimento anche agli altri episodi che vedono il professionista nel mirino della procura nonchè alla vicenda giudiziaria – sempre in tema di pedofilia – da cui è stato assolto nel 2012 e su cui pende ora il processo di secondo grado. Quest’ultima sottolineatura per dire che il processo già affrontato non ha avuto effetto deterrente. Oltre che giudicare l’attuale accusa come grave, il gip Baraldi ritiene che il 60enne abbia pulsioni verso i minori ma non stia affrontando il problema, da qui il carcere come unica misura di contenimento, mancando l’autocontrollo.

SI VALUTA IL RIESAME. Lapidario il difensore Tria una volta che è trapelata la decisione del giudice: «I processi, soprattutto per reati di questo tipo, si fanno in tribunale. E non dimentichiamo che l’indagato è presunto innocente».

Ora la difesa valuterà sulla base degli atti se impugnare o meno la decisione davanti al Riesame di Bologna.

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