De Lucia Show, l’anarco-Pd che sposa gay e pastafariani

di STEFANO SCANSANI

Reggio Emilia: è così poco personalista che potrebbe scrivere il sequel “Dal Pci a De Lucia”. Digita: c’è più socialismo in una puntata di Masha e Orso che in 1000 post di Mdp

REGGIO EMILIA. Dopo un periodo di sospensione punitiva da Facebook il consigliere comunale del Pd Dario De Lucia ha colpito ancora. Sì, ha un naso particolare per polemiche politiche e problemi sociali. Gli piacciono. E ci si butta dentro provando – probabilmente - piacere. Nei giorni passati ha riproposto una sua foto spirituale per animare il suo profilo social. Quella dov’è vestito da prete (nei suoi album digitali è rintracciabile anche in tenuta vescovile e in paramenti papali). Secondo i suoi logaritmi l’immagine in tonaca sarebbe il controcanto a quell’altra che va e che viene dov’è ritratto con un berretto maoista rivoluzionario.

De Lucia non è un personaggio irrefrenabile di sola immagine, ma d’azione. Quella che nel gruppo consiliare può mettere ansia. Lui scompiglia, spariglia, dissesta.

De Lucia ha gli antichi umori dell’anticonformista. Nella Sala Tricolore ha assistito all’unione civile di una coppia gay di pastafariani, cioè di quei personaggi che per credo o divertimento mangereccio celebrano la pastasciutta e portano in testa un colapasta. Questo look ha colorato la cerimonia reggiana del 14 maggio. Io – ma ormai è una magra sensibilità personale – ho altra considerazione della Sala Tricolore. Troppo seria, forse.

Ancora l’intrepido De Lucia avrebbe recentemente accarezzato l’autocandidatura alla segretaria provinciale. Perché lui sta alla sinistra estrema del Pd. Anzi, non si capisce che cosa ci stia ancora a fare in un partito così governativo, cravattato, democristianizzante.

Per tutto il maggio preparatorio e sussultorio e quindi il 3 giugno il consigliere imprevedibile ha sostenuto il Gay Pride regionale che – ricordate? – era entrato in rotta di collisione con la processione di riparazione dei cattolici integralisti. Amen.

Se l’aula consiliare gli va stretta, l’universo infinito di Facebook lo trova iperattivo. Il consigliere commenta, critica, provoca, lancia. Ha rilanciato anche i commenti fascio-razzisti per denunciare la loro forza abrasiva e virulenta. Ma il social network che ragiona elettronicamente lo ha scambiato per un fascio-razzista e, zac!, lo ha sospeso.

Riammesso, in questi giorni De Lucia ha buttato altra benzina sul fuoco criticando online le opposizioni che vorrebbero armare i vigili urbani con manganelli e spray al peperoncino. Qualcuno ha accusato la frenesia protagonistica di De Lucia di rappresentare un assist permanente per la Lega Nord.

Lui non molla. È un compagno pirotecnico. De Lucia è un casinista progettuale (sa quel che fa). Non avrebbe altrimenti scritto il libro “Dal Pci al Pd” edito da Imprimatur, presentato il 15 settembre nella nostra città dal venerando Emanuele Macaluso.

Nel volume, introdotto da Pierluigi Castagnetti, c’è la trafila delle interviste a Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Sergio Lo Giudice, Antonio Bernardi e Giuseppe Civati. Gli hanno creduto.

Non è da tutti. Vuoi vedere che questo ribelle anarco-calcolatore sta diventando un guru del pensiero della sinistra digitale?

Qui sta l’enigma. Chi è De Lucia? Che cosa vuole? In che soggetto potrebbe trasformarsi? Ho captato alcuni autorevoli pareri nella selva politica reggiana. Molti – nel suo partito brancolante – lo ritengono imprevisto e imprevedibile, quindi di difficile gestione. Perciò dangerous. E ritengono che De Lucia rimanga nel Pd perché vuol vedere come va a finire.

In fin dei conti è forse l’unico sinistrissimo dentro l’attuale ristretto Pd. Se fosse passato ad Mdp, ad esempio, sarebbe un compagno tra i compagni. Un suo commento di mercoledì: “C'è più socialismo in una puntata di Masha e Orso che in 1000 post di Mdp”.

Altri invece sono convinti che De Lucia incarni colui che ha capito per filo e per segno come si deve fare politica, propaganda, autopromozione sfruttando social ed estemporaneità nel futuro, cioè oggi. Sempre su Facebook e ancora mercoledì è apparso questo commento: “Dario devo ammettere che sei proprio un Pd mi spiace vedevo un qualcosa di diverso guardati intorno”.

Il consigliere ha replicato in maniera canterina: “Suonava tantissimo come una ragazza che ti lascia, mi è tornato in mente "Insieme a te non ci sto più" di Franco Battiato. Insieme a te non ci sto più, guardo Mdp-SI-Possibile lassù / Cercavo in te, il Pd che non ho / La sinistra che non so trovare in questo mondo stupido / Quella persona non sei più, quella persona non sei tu / Finisce qua, chi se ne va che male fa”.

Da punto di vista del partito come e a chi fanno comodo De Lucia e il suo modus operandi? Su Facebook ha 2.979 amici, è l’uomo social del Pd, continua a spaccare stili e sistemi della vecchia politica. È così poco personalista che potrebbe scrivere il sequel: “Dal Pci a De Lucia”.

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