Taormina chiede i domiciliari per Hykaj

di Giuseppe Boi

Istanza di scarcerazione per l’albanese condannato per la morte di Marco Montruccoli. La madre della vittima: «Assurdo»

QUATTRO CASTELLA. «Scarcerate Fatmir Hykaj». È la richiesta avanzata dall'avvocato Carlo Taormina che chiede vengano applicati gli arresti domiciliari all'albanese condannato a 20 anni per la morte di Marco Montruccoli. Non sono ancora chiari i motivi alla base dell'istanza, anche se sembra si faccia riferimento alla sua recente paternità. «Non faccio nessun commento, ma atti giudiziari», è stata la risposta dal legale romano alle nostre domande. La famiglia Montruccoli, invece, grida di rabbia: «Ammazzano di nuovo mio figlio tutti i giorni», dichiara in lacrime Mara Guidetti, la mamma di Marco.

Il delitto è avvenuto la sera del 2 febbraio 2015. Per discutere di una questione gli albanesi Fatmir Hykaj (29 anni) e Daniel Tufa (28 anni) sono andati a casa di Matteo Montruccoli (40 anni), in via Fausto Coppi alle Forche di Puianello, frazione di Quattro Castella. Era presente anche il 34enne Marco Montruccoli, residente ad Albinea, chiamato dal fratello che, evidentemente, non si sentiva sicuro. A un tratto è scoppiata una lite finita con l'uccisione di Marco con 14 coltellate e il tentato omicidio di Matteo, ferito a coltellate. I due stranieri sono poi scappati e sono stati presi ad aprile, in Germania, a Gronau-Leine, vicino ad Hannover.

Da allora è iniziata una complessa battaglia giudiziaria. Il primo grado di giudizio è terminato lo scorso mese di maggio. La Corte d’assise – dopo quattro ore di camera di consiglio – ha bocciata la legittima difesa, sostenuta dall'avvocato Taormina, ed emesso due condanne per gli imputati albanesi. Fu un delitto, ma i giudici hanno applicato l’orientamento dottrinale che parla di “eccesso doloso nella legittima difesa”. Quindi, secondo quanto emerso in aula, Hykaj con quelle 14 coltellate andò volontariamente ben oltre al mettersi in salvo. La condanna è stata poi “temperata” dal riconoscimento dell’attenuante della provocazione e dalla mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà.

La Corte (presieduta da Dario De Luca, a latere il collega Luca Ramponi e i giudici popolari) ha poi condannato a sei anni di carcere il 28enne Daniel Tufa, ritenuto colpevole del tentato omicidio di Matteo Montruccoli ma estraneo al delitto di Marco.

Una sentenza che già allora non soddisfò la famiglia Montruccoli, difesa in aula dall’avvocato Giovanni Tarquini. Poi, lo scorso luglio, Tufa ha ottenuto i domiciliari e ora una eguale richiesta viene avvanzata anche per Hykaj. «Mi sembra una cosa fuori dal mondo – dichiara Mario Montruccoli, padre di Marco –. Non c'è nessun elemento a favore della teoria di Taormina e per questo pensiamo non ci sarà nessun sviluppo. Questa richiesta sarà respinta. Anzi, spero che in appello si arrivi a una sentenza più severa. Certo per noi tutto questo è assurdo: è una continua sofferenza che ci provoca una grande rabbia. Non si può andar dietro a cose che vanno contro una logica di civiltà e di giustizia».

Una rabbia, dunque, che la madre di Marco rende ancora più esplicita: «È stato un omicidio doloso, non un eccesso doloso di legittima difesa: i miei figli erano a mani vuote. Per noi non c'è pace: non riusciamo più a sopravvivere. La felicità non ci sarà mai più, ma vorremo almeno provare a stare un attimo sereni».

Una serenità che sembra impossibile da trovare, ma questo non fa venir meno la voglia di lottare di mamma Mara: «Marco è vivo nel mio cuore. Io e sua sorella siamo la sua voce e lo difenderemo. Ora spero che la giustizia faccia la giustizia», dice in lacrime la donna distrutta dal dolore.

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