Menù condiviso a scuola ma i genitori non ci sono

di Miriam Figliuolo

Reggio Emilia, partito il ciclo di presentazioni sulla refezione però partecipano poche famiglie Officina Educativa: «Ci sono dei paletti ma molte scelte possiamo farle con voi»

REGGIO EMILIA. C’è un’opportunità che le famiglie reggiane non colgono. Almeno non abbastanza. Poter condividere con chi si occupa della ristorazione dei propri figli a scuola scelte e, persino, decisioni in merito a pietanze, ricette e condimenti. Con tutti i limiti, spesso molto stringenti (modalità di preparazione, conservazione e temperatura dei cibi già cotti, trasporto e distribuzione) imposti alla ristorazione collettiva, in questo caso scolastica.

Eppure, per quanto possano essere strette le maglie dettate dalle norme di salubrità e nutrizione (indicate anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e su cui vigila in primis l’Ausl), un margine di “trattativa” ancora esiste.

Anche questo emerge dagli incontri svolti subito dopo l’inizio dell’attività scolastica nelle scuole con gli operatori di Officina Educativa, che a Reggio Emilia, con la collaborazione di Cir Food, porta a tavola il cibo per 3150 bimbi iscritti a 17 scuole a tempo pieno. Peccato che la partecipazione sia, spesso, molto bassa.

Così capita che, come all’ultimo incontro, nell’aula magna dell’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci”, sul tema “Cosa e come mangiano i nostri bambini a scuola”, rivolto ai genitori della primaria Carducci, emerga un appello alle famiglie: «Partecipate all’educazione alimentare dei vostri figli, anche a scuola».

All’incontro erano presenti Grazia Crescenzo e la dietista Marina Montorsi, entrambe di Officina Educativa. Con Rita Mantovani di Cir Food. «Il menù proposto è il risultato finale di un lavoro molto complesso e con tante limature, spesso fatto scuola per scuola – ha sottolinea Montorsi – E che prosegue anche durante l’anno, con prove di assaggio, a cui possono partecipare anche i genitori, e monitoraggi. Ci sono le indicazioni dell’Oms e le norme, ma si cerca anche, dove possibile, di venire incontro ai gusti dei bimbi, come con le Giornate Speciali, l’hamburger, il dolce una volta al mese, la pizza, ma anche la pasta in bianco e la pastina in brodo vegetale che incontrano sempre un alto gradimento».

«Noi portiamo avanti – hanno spiegato Crescenzo e Montorsi – un vero e proprio progetto alimentare in cui crediamo moltissimo con un’ampia varietà di alimenti, nel rispetto della stagionalità, molta frutta e verdura, prodotti dop, igp, km0 e bio. Per consolidare le giuste istanze, però, chiediamo alle famiglie collaborazione e coesione d’intenti e più partecipazione».

Resta un dato di fatto che pesce, verdure, legumi e fibre sono alimenti che ancora piacciono troppo poco ai bambini, che dimostrano anche di non conoscerli. La questione aperte dunque sono due. Non solo cibo più sano (più frutta, verdura e fibre) anche sulla tavola di casa. Ma anche atteggiamento più propositivo da parte dei genitori. E le occasioni non mancano.

Ogni anno, attraverso le scuole, Officina Educativa si rende disponibile a raccogliere segnalazioni, dubbi, proposte e, pure, voglia dei genitori di essere coinvolti nei vari progetti per creare il menù migliore per i bambini. A questo proposito non c’è che da farsi avanti, tramite la scuola (in ognuna c’è il referente per la mensa). Alla Carducci, per esempio, la proposta dei genitori di diminuire il condimento ed eliminare l’aceto nelle verdure sembra sia stata accolta. Nonostante le norme igieniche rendano complessa anche una cosa all’apparenza così semplice.