No dei giudici ai domiciliari per Hykaj

di Miriam Figliuolo

Taormina: «Indole violenta? Frasi fatte. C’è l’eccesso di difesa e non si tiene conto del buon comportamento in carcere»

QUATTRO CASTELLA. No agli arresti domiciliari per Fatmir Hikaj, il 29enne condannato in primo grado a 20 anni per l’omicidio di Marco Montruccoli. Battute su tutta la linea le argomentazioni presentate nella sua richiesta dall’avvocato difensore Carlo Taormina il 4 ottobre scorso.

A decidere è stato lo stesso collegio giudicante, composto dal presidente Cristina Beretti, giudice a latere Luca Ramponi oltre ai sei giudici popolari, che aveva invece confermato i domiciliari al complice il 28enne Daniel Tufa, condannato – sempre in primo grado – a 6 anni di reclusione per il tentato omicidio di Matteo Montruccoli, fratello di Marco.

Su Hikaj, ora in carcere, pende anche l’applicazione della custodia cautelare per lo stesso capo di imputazione, ovvero il tentato omicidio di Matteo. Lunghe e alterna, a tratti drammaticamente dibattute, anche dal punto di vista processuale le vicende, che fanno capo a un unico fatto di sangue avvenuto il 2 febbraio 2015 in via Fausto Coppi alle Forche di Puianello; con la famiglia Montruccoli, costituitasi parte civile.

Entrando nel merito delle motivazioni i giudici iniziano osservando che la difesa nella sua richiesta non ha introdotto alcun elemento nuovo che giustifachi la revoca o la modifica della misura applicata. Inoltre le esigenze cautelari continuano a non essere escluse né dal riconoscimento dell’eccesso di difesa nella condanna per l’omicidio di Marco – che per altro non viene riconosciuto per il tentato omicidio del fratello; né l’attenuazione della provocazione, riconosciuta in merito all’aggressione a Matteo.

Ma il punto cruciale è «la valutazione della personalità dell’imputato», dominata da «impulsi violenti» – aspetto più volte sottolineato – capaci di farlo arrivare a tentare di uccidere Matteo, subito dopo avere provocato la morte di Marco, con una decina di violente coltellate; ne emergere una «volontà vendicativa» del 29enne descritto come «un soggetto che, preso dall’ira, può gratuitamente e in modo non necessario trasmodare verso atti di violenza efferati anche con l’uso di armi».

Tanto più, sottolineano i giudici, che l’abitazione di Hykaj, dove questi vorrebbe trascorrere i domiciliari, è «a pochi chilometri di distanza dalla casa del sopravvissuto Matteo Montruccoli.

Pure le «ragioni umanitarie» – il figlio piccolo di Hykaj privato della figura paterna – vengono rigettate.

«Sarà un disguido, ma io non ho ancora avuto la notifica... – dice Toarmina – Comunque si continua a non capire perché a Tufa sì i domiciliari e a Hykaj no. Il fatto violento c’è stato perché i Tufa e Hykaj sono stati aggrediti in modo efferato. I giudici ora usano frasi fatte. L’eccesso di difesa non è che c’è quattro secondi sì e quattro no. Inoltre non si è fatto riferimento alle informative del carcere: parlano di un uomo che sta operando una vera revisione e riflessione sull’accaduto. A questo punto vedremo in Corte d’Assise d’Appello».