La nuova risonanza magnetica a misura di obesi e claustrofobici

Reggio Emilia: lo strumento è costato 1,6 milioni di euro e si stima potrà essere usata per oltre 5mila esami l’anno. Le caratteristiche agevoleranno i pazienti sovrappeso o con il timore degli ambienti chiusi

REGGIO EMILIA. Il sistema sanitario reggiano dispone, da pochi giorni, di una nuova risonanza magnetica nucleare, un motivo di orgoglio e una sicurezza in più per chi dovrà servirsene. Il foro di apertura dal diametro di 70 centimetri infatti, e un tunnel più corto rispetto alla media, favoriscono soggetti di grandi dimensioni oppure claustrofobici e sono importanti considerato che, ancora oggi, circa il 5% dei pazienti rifiuta di sottoporsi all’esame per l’ansia che genera in loro.

L’apparecchio è costato 1 milione e 600 mila euro, funziona ininterrottamente 6 giorni la settimana e serviranno 150 mila euro l’anno per la manutenzione.

Il presidente della Provincia Giammaria Manghi ieri ha tagliato il nastro inaugurale affiancato dal sindaco Luca Vecchi e dal direttore generale dell’Ausl Irccs Fausto Nicolini. Con loro Cristina Marchesi e Giorgio Mazzi, dirigenti generali di Asl e Santa Maria nuova che hanno seguito con vivo interesse le illustrazioni del direttore del Dipartimento diagnostica per immagini, Pierpaolo Pattacini, il quale ha spiegato doti e caratteristiche del nuovo avveniristico congegno. È uno strumento d’indagine che si stima possa essere utilizzato per oltre 5.000 risonanze all’anno.

«Un gradino che pone la sanità reggiana – ha annotato Vecchi – a livelli di eccellenza europei». «Un momento storico – ha aggiunto Nicolini – che potrà incidere sulla creazione di una connessione a rete di tutto il sistema locale e si inserisce nella evoluzione della sanità provinciale».

«Questo impianto abbasserà dunque i tempi di attesa e come tutti gli investimenti in strutture e tecnologie accresce la specializzazione del personale», ha completato Manghi. Ma cos’è questo rivoluzionario apparato al servizio del reparto di Radiologia (116 persone), capace di dialogare con il Sant’Anna di Castelnovo Monti (altre 16 unità) e in prospettiva di collaborare con Scandiano e Guastalla?

«È un letto amagnetico – ha spiegato Pattacini – sul quale il paziente sosta sdraiato, da 20 a 60 minuti a seconda del tipo di indagine con una cuffia in testa che lo protegge da un fastidioso rumore. Funziona meglio sugli organi interni compatti, con acqua, meno in quelli, come polmoni e intestino, che contengono aria. Stimola i protoni con radiofrequenze e restituisce i segnali captati. Ciò consente di “leggere” in modo approfondito il quadro clinico riducendo il rischio di imprecisioni. Ci aiuterà dunque molto a fare meglio il nostro lavoro». (l.v.)

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