San Polo, picchia la moglie davanti al figlio e la perseguita per mesi: allontanato dal Comune

Il divieto di avvicinamento non basta, ora per il marito violento arriva anche il divieto di dimora nel comune dove vive la moglie

 

SAN POLO D'ENZA. L’ossessione che la moglie potesse avere un altro uomo l’ha portato a macchiarsi di una serie di gravi e reiterate condotte vessatorie nei confronti della donna, un'operaia reggiana 33enne, che da mesi subiva offese, pesanti minacce e per ultimo violenze anche davanti al figlio piccolo.

L’ultimo episodio alla finedi agosto con i carabinieri della stazione di San Polo d’Enza che avevano arrestato il marito, un operaio 40enne, abitante in val d’Enza, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

Dopo la convalida dell’arresto era stato scarcerato con il divieto di avvicinamento alla moglie che peraltro si era trasferita in altro comune. Né il provvedimento cautelare del giudice né l’accorgimento della moglie a trasferirsi hanno mitigato la condotta del 40enne, così come accertato dai carabinieri della stazione di san Polo d’Enza.

Tra i mesi di settembre ed ottobre infatti l’uomo si è recato più volte nel comune dove attualmente vive la donna per cercare di avvicinarla violando, in una circostanza, il divieto. Tale condotta ha visto la procura reggiana, concorde con gli esiti investigativi dei carabinieri, richiedere ed ottenere dal gip del tribunale di Reggio Emilia l’aggravamento della misura sfociata con il provvedimento di divieto di dimora nel comune dove attualmente vive la mogli.

L’ennesimo caso di violenza in famiglia venne portato alla luce alla fine di agosto quando la donna sbattuta con il figlio fuori casa aveva chiamato i carabinieri sampolesi trovando la forza di raccontare quanto subiva da anni. Nel corso dell’intervento i carabinieri accertarono che la 33enne, apparsa frustrata ed impaurita, evidenziava evidenti ematomi al braccio sinistro che le aveva causato il marito.

Entrati in casa i carabinieri accertarono la presenza dell’uomo per nulla ravveduto per la condotta violenta tenuta poco prima, sostenendo di essere certo del tradimento e che aveva deciso di sbatterla fuori di casa. Nonostante la presenza dei militari continuava ad offendere e minacciare di morte la moglie.

La donna condotta in ospedale per le cure del caso, era stata dimessa con una prognosi di 7 giorni per gli ematomi riportati a causa delle violenze subite mentre l’uomo era stato arrestato. Dopo la convalida, scarcerato e sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento con l’obbligo di stare ad una distanza di almeno 200 metri dalla donna ha continuato nelle condotte persecutorie.