Elettric80 nuovo faro dell’economia montana

di Adriano Arati

Enrico Grassi: «Priorità nelle assunzioni a chi è nato da Scandiano al Cerreto  a patto che siano disponibili a viaggiare e a condividere il nostro cammino»

VIANO. Un colosso in crescita costante nel mondo, cui manca ora solo l’Asia. Centinaia di dipendenti e un contributo fondamentale allo sviluppo, o quantomeno alla stabilità delle zone più fragili del Reggiano, l’alta collina e la montagna. C’è una bella fetta di territorio che oggi continua a vivere attorno a Elettric80 e Bema, le aziende fondate dal 59enne Enrico Grassi a Viano, il paese che da sempre sente suo e dove continua a mantenere le sedi centrali di una realtà internazionale che supera allegramente i 600 dipendenti complessivi, contando i due impianti distaccati a Cracovia e Monterey. La specialità della casa è il trasporto automatizzato in linea, una peculiarità che ha portato a lavorare per Coca Cola come Barilla. In questi mesi il gruppo che ruota attorno a Elettric80 (il nome ricorda l’anno di fondazione da parte dell’allora 22enne Grassi) è in ulteriore crescita, con nuovi ampliamenti fra Viano e la montagna reggiana. Per molti versi una mosca bianca, in anni in cui le scorie dei tracolli seguiti al 2009 sono ancora ben chiari. «È un dato di fatto che a oggi questa sia la nostra realtà», riflette Grassi.

Come si è arrivati qui?

«Diciamo che è una scelta; tutti le facciamo, no?».

La vostra qual è stata?

«Quella di partire da zero a Viano. Non dico 37 anni fa quando l’azienda è nata, ma almeno 25 anni fa sì».

Perché parla di 25 anni fa?

«Eravamo in 19 ed eravamo un’azienda che lavorava conto terzi; in quella fase abbiamo iniziato a realizzare un prodotto nostro, gli Lgv, veicoli a guida laser».

In che modo?

«Abbiamo investito per sviluppare competenze sia in campo software, sia hardware; competenze che oggi non dipendono da altri, e con il tempo hanno permesso alle nostre aziende di diventare protagoniste nella progettazione e realizzazione di sistemi integrati e automatizzati, dall’ingresso delle materie prime al carico del camion. Soluzioni che hanno completamente rivoluzionato il ciclo di vita delle fabbriche».

Come siete stati accolti?

«Nel mondo industriale all’epoca forse nessuno aveva compreso le nostre idee. Per fortuna, e sottolineo per fortuna, nessuno ha voluto e capito subito che cosa stavano facendo, così abbiamo potuto intraprendere la nostra strada, credendoci fino in fondo, con umiltà e coraggio, guardando sempre avanti».

Dal principio avete lavorato con il vostro territorio di nascita, piuttosto periferico rispetto alle grandi rotte.

«Per crescere, la prima cosa da tenere saldo è il contesto. Più saldo è il contesto, meglio andranno le cose. La nostra forza è stata proprio questa, crescere e cambiare senza mai dimenticare le nostre radici».

Come si fa?

«La prima cosa da questo punto di vista è coinvolgere le risorse presenti sul territorio e valorizzarle fin da subito. Da qui nasce, ad esempio, il nostro lungo rapporto con le scuole di Castelnovo Monti e con le numerose realtà del territorio. Partendo da questi presupposti, coinvolgiamo da sempre molti diplomati e laureati».

Date lavoro a montagna e collina non lontano da casa?

«La nostra è un’azienda che dà soddisfazione. Noi soci pensiamo a valorizzare i giovani talenti, purché siano disposti a viaggiare e abbiamo voglia di imparare. Esportiamo anche tante competenze nel mondo. Ormai ci manca solo l’Asia, anche se nel 2018 apriremo una sede in quel continente».

La casa è Viano, ma ormai siete ovunque, o quasi.

«Sono stati fatti molti sforzi in questo senso, abbiamo lavorato col territorio anche all’estero. A Cracovia, in Polonia, collaboriamo con l’università e abbiamo creato un grande polo tecnico- ingegneristico che facciamo crescere giorno dopo giorno. Il figlio di uno dei nostri soci, Stefano Cavirani, è rimasto là anni a scegliere le persone. E ora la sede di Cracovia ha 45 assunti laureati».

E per altri continenti?

«Abbiamo aperto molte sedi nel mondo, dall’America all’Australia, passando per Europa e Medio Oriente. Investiamo sulla formazione delle persone di qualità presenti in ogni continente. Per farlo, abbiamo aperto una sede anche a Monterey (Messico) dove, sempre in collaborazione con le università, formiamo giovani qualificati e di talento».

Torniamo al Reggiano, però. Nell’attuale contesto siete la principale fonte di lavoro per la montagna e per parte della collina, con tanti giovani assunti. Tenete alle vostre radici?

«Vogliamo valorizzare soprattutto i giovani. Il mandato è chiaro: dare priorità a chi è nato da Scandiano al Cerreto, a patto che siano disponibili a viaggiare e a condividere il nostro cammino».

E qual è questo percorso?

«I soci decidono la strategia, chi vuole credere nel nostro percorso è benvenuto. Altrimenti, amici come prima. L’altro segreto è cambiare quando le cose vanno bene; cambiare prima che i cicli si concludano».

Sembra semplice, ma non lo sarà nel concreto, no?

«Per fortuna ho poca memoria per le cose che mi danno fastidio; cerco di guardare più i pregi delle persone con cui mi confronto. Ci sono persone che guardano più i difetti; io no, per fortuna. Ovvio, entro un certo limite, finché i difetti non superano troppo i pregi».

Passiamo al futuro. Un futuro che vede acquisizioni e ampliamenti ancora attorno a casa. Sempre le radici?

«Stiamo lavorando per riqualificare alcune infrastrutture già presenti sul territorio e trasformarle in sedi operative. Preferiamo mettere radici solide vicino a casa; questa è la cultura creata qui in Emilia, dove ci sono tante eccellenze, anche se a macchia di leopardo».

Compresa Viano?

«A Viano si è sviluppato il “virus” della meccatronica, e se la nostra crescita porta benessere a tutto il territorio, perché non crederci e farlo?»

Ci sono persone che rimangono qui e altre che vi arrivano, in controtendenza.

«Tanti giovani si sono stabiliti qui, tanti giovani con le loro famiglie. E non parliamo solo di chi è nato in queste terre; attiriamo anche dal resto dell’Italia. Noi stiamo dipingendo un quadro senza cornice».

Cornice: un territorio che contribuite a ripopolare, in parte?

«Qui una persona può incontrare un’eccellenza che non è presente altrove, può far parte di una squadra importante e competere a livello internazionale. Una delle nostre migliori persone arriva da Bari, ad esempio».

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