Rimborsopoli Lega, Fabio Rainieri alla sbarra

di Enrico Lorenzo Tidona

Sentito il vice presidente dell’Assemblea regionale: «Nessun reato: ho anticipato spese per le cene»

REGGIO EMILIA. Gli contestano di aver incassato un assegno da 3mila euro pagato dal suo partito per presunte spese fatte ma il cui rimborso sarebbe sprovvisto di pezze giustificative. Ecco perché è comparso lunedì in aula a Reggio in qualità di coimputato nel processo per i rimborsi alla Lega Nord, il vice presidente dell’Assemblea regionale Fabio Rainieri.

L’esponente del Carroccio è tra i 19 imputati dell’inchiesta che comprende ex capi e militanti del partito – difesi tra gli altri dall’attuale segretario Gianluca Vinci e dall’ex consigliere Matteo Iotti – finiti nel mirino della procura di Reggio Emilia (dove c’è la sede regionale del partito) per i soldi pagati dalla Lega dal 2008 al 2012 come rimborso per missioni politiche di vario genere, ma le cui pezze giustificative o mancano o sono incomplete.

Rainieri, difeso da Vinci, ha elencato una decina di parlamentari con i quali aveva fatto incontri nel 2010 Parma in chiave elezioni. Tra questi ha citato Flavio Tosi, allora sindaco di Verona. Il politico avrebbe anticipato le spese che poi si faceva rimborsare. Imputato e avvocati sconfessano ancora una volta l’accusa di appropriazione indebita, come fatto dai precedenti imputati.

«Nella lista testi c’è l’elenco delle pezze giustificative di Rainieri - ha affermato poi l’avvocato Vinci - Sono state allegate e documentano peraltro importi ben più alti. Le casse del movimento erano quelle che erano e veniva restituito il possibile». In pratica l’udienza di ieri davanti al giudice Alessandra Cardarelli, ha concluso l’audizione dei testi dell’accusa e degli imputati, tra i quali compare anche Angelo Alessandri, ex capo partito in Emilia.