Correggio 

«Basta calunnie sul caso En.Cor» La Malavasi prepara le denunce

CORREGGIO. «Non ho mai votato, mai firmato, mai deliberato nessun atto che ha portato all'emissione delle lettere di patronage a favore di En.Cor. Ho già chiesto una consulenza legale e ho ancora 90...

CORREGGIO. «Non ho mai votato, mai firmato, mai deliberato nessun atto che ha portato all'emissione delle lettere di patronage a favore di En.Cor. Ho già chiesto una consulenza legale e ho ancora 90 giorni di tempo per denunciare chi calunni e diffama me e l’amministrazione che rappresento. Ora basta!».

Il tono della voce è teso, la rabbia si mischia alla determinazione. Ilenia Malavasi è pronta a replicare alle accuse mossegli dopo la condanna del Comune a risarcire la Bnl. Il sindaco esprime la sua posizione in un video su Facebook e, alla Gazzetta, aggiunge l’intenzione di denunciare «chi tenta di screditare la mia credibilità e onestà».

«Occorre fare chiarezza – sostiene –. La sentenza che condanna il nostro Comune a risarcire circa 14 milioni di euro alla Bnl si fonda sulle tre lettere di patronage, emesse dall'amministrazione comunale per sostenere investimenti di En.Cor. Una di queste lettere è del 2007, le altre due del 2009. Nel primo caso si è trattato di una lettera sottoscritta comunque dall'allora sindaco Marzio Iotti senza nessun avvallo della giunta allora in carica, della quale facevo parte come assessore alla Cultura. Quelle del 2009 invece sono state fatte anche con delibere di giunta, della quale però non facevo parte perché già eletta consigliere provinciale».

La Malavasi quindi sottolinea la sua estraneità alla questione: «Ci tengo in modo particolare a fare chiarezza, da questo punto di vista, perché in questi giorni leggo notizie false e calunniose che mi accusano anche personalmente su responsabilità che non ho avuto nella sottoscrizione e nella emanazione di queste lettere di patronage».

Da qui la decisione di valutare possibili querele. «Sto valutando cosa fare sia dal punto di vista personale sia come amministrazione – conferma –. Di certo non staremo in silenzio, continueremo a raccontare i fatti, a dire la verità perché non si possono accettare né calunnie, né diffamazioni sull'operato dell'amministrazione, né sulla sottoscritta, né ovviamente sull'istituzione che ho l’onore di rappresentare». (g.b.)