Reggio Emilia, colpi nelle ville: «Fecero i furti ma non erano una banda»

di Tiziano Soresina

La sentenza: 4 condanne e 9 assoluzioni. Regge l’ordinanza del gip Ghini: «Non provata l’associazione a delinquere»

REGGIO EMILIA. Si è in buona parte “infranta” – di recente in un’aula del nostro tribunale – la complessa operazione dei carabinieri che aveva messo la parola “fine” ad una serie terrificante di furti che dal maggio al settembre 2012 aveva portato il terrore nel Reggiano.

Per la Corte – presieduta dal giudice Alessandra Cardarelli – diversi assalti in villa hanno trovato responsabilità precise, mentre è “saltata” l’accusa più importante, cioè l’associazione a delinquere, su quella che gli investigatori avevano inquadrato come "cellula reggiana" (collegata con un’altra “cellula” nel Napoletano) esperta in furti nelle abitazioni per poi reinvestire i proventi di quei raid nella tratta delle prostitute dall'Est europeo.

REGGE L’ORDINANZA. In sostanza ha retto – anche a processo – l’ordinanza dell’aprile 2013 in cui il gip Giovanni Ghini aveva ritenuto non provato che si trattasse di una struttura criminale organizzata (decisione che portò a diverse scarcerazioni).

Da qui la “scure” sul reato di associazione a delinquere per tutti e nove gli imputati albanesi assolti da questa specifica imputazione: il 35enne Gentjan Cupi, il 27enne Adriatik Gega, il 25enne Ardit Jakimi, il 27enne Ervin Jakimi, il 24enne Gazmir Jakimi, il 32enne Gert Jolla, il 33enne Edmond Melani, il 24enne Ardit Murrja e il 26enne Arjan Sula (difesi da un pool di avvocati, cioè Chiara Carletti, Federico De Belvis, Luigi Scarcella e Francesca Basco).



«NON SONO DUE CAPI». In particolare si è “alleggerita” e non poco in aula la posizione di chi è sul banco degli accusati come capo della banda, cioè due albanesi residenti a Reggio Emilia: Gentjan Cupi ed Ardit Murrja entrambi difesi dall’avvocato Luigi Scarcella (studio legale Bucchi).

Per i due imputati erano state chieste dal pm Stefania Pigozzi condanne di oltre 8 anni di reclusione, mentre la Corte li ha ritenuti responsabili solo per favoreggiamento nel contesto di un drammatico doppio furto in altrettante case (avvenuto in città il 22 settembre 2012) in cui erano stati esplosi dei colpi di pistola contro i carabinieri intervenuti. Cupi è stato “solo” condannato a un anno e un mese di carcere oltre a 200 euro di multa, stessa pena detentiva per Murrja ma associata a 500 euro di multa.

FURTI A RAFFICA. Relativamente ai furti, è stato condannato Gert Jolla (un anno e otto mesi di reclusione oltre al pagamento di 400 euro di multa) perché risulta provato per i magistrati giudicanti che abbia partecipato ad una serie di furti avvenuti ad Albinea e Scandiano nell’estate di cinque anni fa. Il 28 agosto 2012 il raid in due case albinetane era stato sventato, mentre il 4 settembre (cioè una settimana dopo) a Scandiano altre due ville erano state svaligiate( rubati vari gioielli d’oro ed orologi).

Spari a un appuntato dell’Arma


Sempre in questo solco accusatorio il doppio assalto ad Albinea del 14 settembre 2012 che andò a segno (vennero arraffati oggetti preziosi in oro con diamanti, quattrini, telefonini e notebook) mentre sempre quel giorno non riuscì l’assalto ad altre due ville albinetane.

Infine a Jolla sono stati attribuiti due tentati furti del 18 settembre 2012 sempre ad Albinea.

LE INTERCETTAZIONI. Nel Reggiano i raid sono stati ben più numerosi in quei terribili cinque mesi del 2012 (come testimonia la mappa pubblicata in alto), ma nelle arringhe gli avvocati difensori hanno sostenuto che in alcuni casi non fosse chiaro chi avesse in uso le schede telefoniche intercettate in quei giorni, facendo riferimento alla perizia effettuata su quelle conversazioni.

TRE ANNI DI CARCERE. Infine la condanna più pesante (tre anni di reclusione e mille euro di multa) emessa nei confronti di Adriatik Gega per cinque assalti in altrettante ville a Lauria (Potenza) fra l’8 e il 9 aprile 2012, di cui solo un furto realizzato (rubate un’auto e non pochi monili d’oro).

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