"Ciclisti contromano? A Reggio Emilia sono i benvenuti"

di Luciano Salsi

Dopo il giro di vite del sindaco di Bologna, il Comune di Reggio non cambia linea: «Qui il bilancio rimane positivo»  

REGGIO EMILIA. In materia di ciclabilità il modello Reggio non è messo in discussione dal giro di vite del sindaco di Bologna Virginio Merola. Nella capitale emiliana i vigili sono stati sguinzagliati per multare i ciclisti che pedalano in senso vietato. Nella nostra città questo comportamento è ammesso da dodici anni e nulla lascia presagire un ripensamento dell'amministrazione comunale. Era stato il controverso assessore Alberto Santel nel 2005 a consentire alle biciclette di percorrere in entrambi i sensi le vie del centro storico a senso unico. Era una misura finalizzata a diminuire la congestione del traffico e l'inquinamento atmosferico, perfettamente in linea con l'orientamento dei molti paesi europei che l'hanno adottata nello stesso periodo. In Italia, però, non ha avuto fortuna.

L'esempio reggiano è stato seguito da pochi comuni. Non lo hanno fatto neppure le principali città dell'Emilia-Romagna in cui da sempre le biciclette sono altrettanto diffuse. Tuttavia la libera circolazione dei ciclisti era perlopiù tollerata, sia per la difficoltà di sanzionarne le infrazioni, sia per la loro insignificante pericolosità. A Bologna le due ruote sembravano godere di una licenza illimitata anche nell'invadere i portici che fiancheggiano la maggior parte delle strade del centro. Le proteste dei pedoni e degli automobilisti nei giorni scorsi hanno indotto Merola a dimostrare che le regole valgono per tutti. La sua campagna “per il risveglio civico” ha messo in campo la Polizia municipale, che in una sola giornata ha comminato ai ciclisti indisciplinati 46 contravvenzioni, 22 per la circolazione in senso vietato, 20 per l'invasione dei portici e 4 per il mancato rispetto del semaforo rosso.



A Reggio l'amministrazione municipale nega che la svolta sanzionatoria attuata a Bologna significhi un’inversione di marcia capace di influenzare il resto della regione e indurre la nostra città ad abolire la libera circolazione delle bici. «Il sindaco Merola – osserva Mirko Tutino, assessore alla viabilità – non ha fatto altro che fare rispettare le regole. A Reggio, a dodici anni dal provvedimento che le ha cambiate, ne traiamo un bilancio positivo. Gli incidenti sono diminuiti. Ciò non significa che ai ciclisti sia consentito ogni comportamento. Fra il 2015 e il 2016 abbiamo fatto una contravvenzione alla settimana a quelli che invadevano i portici. Tuttavia le forze della Polizia municipale sono limitate. È preferibile dare la precedenza ai controlli davanti alle scuole e sanzionare le infrazioni che comportano un reale pericolo, mentre sono perlopiù modesti i danni che le biciclette possono provocare agli altri utenti della strada. Piuttosto che inasprire i controlli sui ciclisti è preferibile migliorare la segnaletica e diffondere l'educazione stradale nelle scuole».

Nel 2005, quando Reggio ammise il doppio senso ciclabile, il codice della strada non prevedeva eccezioni. Successivamente, però, diversi enti locali ne hanno chiesto la modifica, in sintonia con le proposte della Federazione italiana degli amici della bicicletta. Tre anni fa lo stesso assessore al traffico di Bologna, Andrea Colombo, si era mosso in questa direzione insieme ai colleghi di Milano, Torino e Cremona. Il cambiamento, però, è rimasto a metà. «Nel 2014 – riferisce Paolo Gandolfi, deputato reggiano del Pd, già successore di Santel nell'assessorato – il disegno di legge che modifica le norme del codice relative alla sicurezza è stato approvato dalla Camera all'unanimità. Ora è fermo al Senato in seguito alle obiezioni avanzate dalla Ragioneria dello Stato. In questa legislatura non potrà andare avanti. Nella prossima dovrà riprendere il cammino dall'inizio». Intanto, però, il ministero dei Trasporti ha emanato una circolare che autorizza il doppio senso ciclabile nelle strade con il limite dei 30 all'ora e senza mezzi pesanti.