La rivincita delle Officine Reggiane

di Martina Riccò

Le fotografie scattate nei capannoni invadono Reggio Emilia. Il progetto si intitola "Energia Potenziale" ed è delle artiste Laura Calori e Violette Maillard 

REGGIO EMILIA. Qui una blusa di piume colorate, e un volto coperto da una piramide iridescente. Lì una tuta color del cielo, che dal grigio dello smog sfuma fino al giallo del sole; ai piedi due nuvole.
 
 
Pubblicità? No. Anche se queste immagini di grandi dimensioni sono affisse – da venerdì – negli spazi pubblicitari del Comune, in giro per la città. Le “colpevoli” sono Letizia Calori e Violette Maillard, giovani artiste che con il progetto “Energia Potenziale” hanno vinto il concorso per fotografi under 35 promosso dalla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane del Mibact. 
 
In cosa consiste il vostro progetto? Come mai questo titolo?
«Abbiamo interpretato i cambiamenti e le trasformazioni contemporanee delle città con un lavoro fotografico collocato all’interno dei panorami di archeologia industriale delle Officine Reggiane. L’energia potenziale di un oggetto è l’energia che esso possiede a causa della sua posizione o del suo orientamento rispetto ad un campo di forze. Ci piaceva pensare alle Reggiane e alla loro condizione attuale in questa ottica».
 
Calori&Maillard al lavoro in città

Energia Potenziale a Reggio Emilia con il progetto di Calori e Maillard

 
Non siete reggiane, eppure avete scelto le storiche Officine della città. Come mai?
«Il contesto delle Officine Reggiane è impressionante sia per la dimensione sia per lo stato in cui si trova. È un luogo con una stratificazione di storie collettive e personali. Un posto in cui si sente un’energia potenziale fortissima, ma ancora quasi immobile. Abbiamo scelto questo luogo come punto di partenza per la nostra indagine, perché emblematico di uno scenario più ampio».
 
Come lo racconterete?
«Il progetto Energia Potenziale intende rappresentare le Officine Reggiane a livello metaforico, di valore, di vissuto e di storia, come set scenografico per una serie di foto che segua le dinamiche del sistema moda. I capannoni sono lo scenario in cui si muovono due personaggi da noi creati, che incarnano valori e aspetti dei simboli di potere comuni ad ogni civiltà, aspetti riscontrabili nella storia delle Reggiane, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra produzione e potere: lo sviluppo bellico, il progresso tecnologico, l’innovazione nelle comunicazioni, l’abbandono e la gentrificazione. Le sculture indagano aspetti emotivi come la decadenza, la corruzione, l’avidità, la sete di potere, la frode, la pianificazione urbana, la violenza, l’amore e l’assurdo. La serie fotografica, in formato manifesto d’affissione, da oggi sarà visibile a Reggio Emilia negli spazi dedicati alle affissioni».
 
Perché mostrare l’esito della ricerca in questo modo? Non ci sarà una mostra?
«La vera mostra è proprio l’invasione della città: ci è piaciuto molto lavorare in un quartiere fervido e così in fase di cambiamento come Santa Croce. L’idea è quella di “esploderlo” per la città e farlo tornare all’auge, o perlomeno all’attenzione, di un tempo. Le immagini affisse parleranno di Reggio, delle sue trasformazioni e del suo futuro, chiave e nodo centrale del paese».
 
Dove saranno le immagini?
«Soprattutto sui viali della circonvallazione e nella zona adiacente alle Reggiane (via Adua, piazzale Europa, via Makallè). Ma il nostro obiettivo è quello di portare le Reggiane “più vicine” al centro della città, essendo un luogo limitrofo ma separato, quindi le affissioni si troveranno anche in piazza Casotti, dietro al palazzo del Comune. Allo spazio Gerra, invece, in occasione della mostra “Officine Reggiane archivio storico, capitolo 2” sarà presente un video che racconta la genesi e lo sviluppo del nostro progetto».
 
L’immobilismo delle Reggiane esiste anche nel mondo della cultura? È possibile vivere di cultura in Italia?
«È più difficile che altrove perché non esiste un ente pubblico che dia un sostegno a chi si occupa di ricerca artistica. Non c’è una struttura in cui l’artista possa inserirsi come figura lavorativa, e questo genera difficoltà. Ci vorrebbe un ente che mettesse in comunicazione gli artisti con pubblico e privato, in modo da ricevere finanziamenti e sostegni più consistenti per i progetti che non entrano necessariamente nelle dinamiche di mercato dell’arte, e che spesso soffrono di precarietà e scarsità».
 
 
 
IL PROGRAMMA. Il progetto “Energia Potenziale” sarà in città fino al 3 dicembre (nella mappa i luoghi delle affissioni). Dal 10 novembre al 3 dicembre, ci sarà un allestimento in piazza Casotti. Sabato 18 novembre alle 17 allo Spazio Gerra sarà inaugurata la mostra “Officine Reggiane. Archivio storico, capitolo 2”, durante la quale sarà mostrato il video del progetto di Calori & Maillard.
 
Il 1 dicembre (ore 18, sempre al Gerra) saranno le due artiste a raccontare il progetto e come è iniziato il loro sodalizio. «Ci siamo conosciute per caso a Venezia, mentre aspettavamo di fare un casting per il film The Tourist. Insieme siamo andate alla Staedelschule a Francoforte, dove abbiamo approfondito la nostra ricerca nell’ambito della scultura in relazione con architettura e ambienti con Tobias Rehberger».