Ragazzina stuprata per anni dal patrigno

di Ambra Prati

Reggio Emilia: un uomo di 43 anni residente in Val d'Enza a processo per gli abusi compiuti sulla figlia della convivente, iniziati quando la vittima aveva 13 anni

VAL D’ENZA. Cinque anni di sistematiche violenze sessuali da parte del compagno della madre, che l’ha costretta a rapporti intimi sempre più spinti, da quando la ragazzina aveva appena 13 anni.

A finire alla sbarra, con la pesante accusa di violenza sessuale su minore (con l’aggravante dell’età della vittima, all’epoca inferiore ai 14 anni), è un 43enne residente in Val d’Enza, che sarà giudicato con rito abbreviato.

Questa brutta vicenda inizia nel 2003, quando una donna residente in Val d’Enza, separatasi dal marito, inizia una relazione con un nuovo compagno, che subito si trasferisce a vivere con lei e con la figlia, all’epoca di 8 anni.

Dopo un periodo iniziale sereno, nel 2014, quando la tredicenne comincia a fare confidenze sulle prime uscite con i ragazzi, l’atteggiamento dell’uomo, che fino a quel momento le aveva fatto da padre, cambia in modo radicale. È l’inizio di un incubo.

Il “patrigno” inizia a fare domande indiscrete alla ragazzina, le chiede se sa baciare e si propone di insegnarle come si fa. Carpisce la sua fiducia e così finisce per ridurla in uno stato soggezione psicologica. È un punto di non ritorno, perché da quel momento in poi il compagno approfitta delle assenze della madre per alzare la posta e spingersi sempre più in là negli abusi sessuali. Secondo le accuse, l’uomo in più occasioni ha minacciato la minorenne e poi l’ha costretta a rapporti sessuali completi. Durante gli abusi il patrigno minacciava la ragazza con frasi del tipo «adesso ti faccio vedere io», intendendo che si sarebbe vendicato se la ragazza si fosse opposta.

Una storia drammatica e dai contorni squallidi, che prosegue per ben cinque anni. Solo nel 2014, infatti, quando la ragazza è già maggiorenne, trova il coraggio di confidarsi con la mamma del suo fidanzato, che le suggerisce di raccontare tutto e sporgere denuncia.

Quando la mamma della ragazza – che nel frattempo ha avuto una figlia dal compagno presunto abusatore – viene a conoscenza della terribile vicenda, subito sporge querela e allontana l’uomo da casa, ponendo fine alla relazione.

Nel corso delle indagini preliminari, condotte dal pm Valentina Salvi, la versione della ragazza è stata raccolta in audizione protetta: un racconto straziante, dove lei ha riferito dello stato di sudditanza psicologica che per lungo tempo le ha impedito di parlare.

L'uomo è stato colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, presto revocata dal Tribunale del Riesame e sostituita con l’obbligo di firma, visto che si tratta di un incensurato. Da allora l’imputato è libero e non ha mai rilasciato dichiarazioni.

Rischia una condanna molto pesante, anche se il rito abbreviato gli consentirà di ottenere uno sconto di un terzo della pena.

Ieri, davanti al gip Giovanni Ghini, l’avvocato difensore dell’imputato, Gianluca Tirelli, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, mentre la vittima si è costituita parte civile tramite il legale Simona Capra del Foro di Parma, la quale ha anche depositato una perizia medica e psicologica relativa agli enormi danni subìti dalla ragazza a seguito delle violenze di cui è rimasta vittima.

La giovane ha avviato un percorso di recupero psicologico, per cercare di lasciarsi alle spalle quei traumi.

La prossima udienza, per la discussione e forse già la sentenza, è stata fissata dal giudice per il 15 febbraio prossimo.

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