Sequestri preventivi a Reggio Emilia, un boom da 50 milioni

di Roberto Fontanili

Beretti: «Un lavoro imponente per il tribunale». Baldini: «Più raccordo tra istituzioni per gestirli»

REGGIO EMILIA. Prendere i beni ai mafiosi e agli evasori e restituirli alla comunità. Un obiettivo ambizioso a Reggio Emilia, provincia che da sola conta oltre 50 milioni di euro di beni sequestrati, confiscati e quelli per i quali è in corso la procedura di sequestro, molti dei quali scaturiti dal processo Aemilia in corso.

Un procedimento penale al centro del convegno organizzato dall’ordine provinciale dei dottori commercialisti dedicato al tema “Contrasto alle attività delle organizzazioni criminali e alla gestione dei beni sequestrati e confiscati”. In apertura del convegno che si è svolto ieri all’aula Manodori dell’Università di Modena e Reggio, dopo i saluti delle autorità, è stato il Presidente del Tribunale di Reggio Cristina Beretti, a dare la dimensione economica di un fenomeno che poi i relatori hanno affrontato in diversi modi.

«È appena passata la riforma e dal 19 novembre le misure di prevenzione passeranno al tribunale distrettuale di Bologna - ha detto Beretti - Reggio resta competente delle misure in corso partite dal 2013. Due sono giunte a confisca: una definitiva per un importo di 2,5 milioni di euro, l’altra pende in appello e vale 9,5 milioni. Poi ci sono 8 sequestri già concessi per finalità mafiosa del valore di 15 milioni di euro e altre 6 misure per pericolosità generica che valgono 20 milioni di euro. Un lavoro imponente per noi». La revisione del “Codice Antimafia” cambierà quindi le carte in tavola.

«Proprio nel nostro convegno - ha sottolineato il presidente dei commercialisti Corrado Baldini - queste novità hanno trovato un primo luogo di confronto». In particolare è stato posta attenzione alle norme che riguardano la figura dell’amministratore giudiziario, i requisiti richiesti per la sua nomina, i compiti assegnati all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati, le novità relative alla gestione, alla destinazione alla tutela dei terzi creditori. Un tema, ha poi sintetizzato Baldini riportando le positive esperienze di collaborazione maturate con il tribunale di Reggio, «che ha posto in evidenza come sia indispensabile un’unità d’intenti tra istituzioni, tribunale, forze dell’ordine, chi compie le indagini e noi commercialisti, a cui viene assegnato il compito di gestire i patrimoni».

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