Dissemina vasetti di vetro per spacciare la cocaina

di Ambra Prati

Reggio Emilia: lo stratagemma non è bastato a un albanese di 26 anni residente a Bergamo per evitare l’arresto. Nella sua casa la polizia ha sequestrato 112 dosi, due telefoni e 1300 euro

Reggio Emilia, spacciatore di cocaina arrestato dalla polizia

REGGIO EMILIA. Disseminava vasetti di vetro contenenti dosi di cocaina già pronte – avvolti nel nastro da pacco marrone. affinché non si vedesse il contenuto – in giro per la città, tra siepi e cespugli, per evitare contatti diretti con i clienti, che in un secondo tempo potevano recuperare con calma la “merce” recapitata.

Un sistema ingegnoso, almeno sulla carta; ma tanta cautela non è bastata allo spacciatore, colto in flagrante dagli agenti della squadra mobile della questura nel suo “giro” di consegna quotidiano.

Così Arbri Tota, albanese di 26 anni, incensurato e sconosciuto alle banche dati delle forze dell’ordine, residente in provincia di Bergamo ma domiciliato in città, è finito in manette con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. L’operazione della polizia è nata dalla segnalazione di alcuni cittadini, che da qualche tempo notavano un via vai sospetto intorno al cimitero di Codemondo, in via San Pantaleone. Un esposto dei residenti, secondo la prassi voluta dal questore Isabella Fusiello, che ancora una volta ha dato i suoi frutti. Individuato il sospetto, gli uomini del dottor Guglielmo Battisti hanno allestito un’attività antidroga, entrando in azione con tre pattuglie in borghese. Una di queste si è appostata, lunedì scorso verso le 16, al cimitero di Codemondo. Gli agenti hanno visto un individuo arrivare in auto, scendere in fretta, posare un vaso ai piedi di un muretto che delimitava un campo e ripartire altrettanto celermente in macchina.



L’uomo è stato seguito fino al seguente stop, in via Orsini nella zona artigianale di Pieve, dove il copione è stato il medesimo: il 26enne è sceso, ha lasciato un vasetto vicino a un cespuglio e poi è ripartito.

Stavolta si è diretto verso la sua abitazione, sempre a Pieve, salendo e scendendo in pochi minuti: con tutta probabilità, aveva appena fatto “rifornimento”.

Gli agenti hanno atteso che l’uomo uscisse di casa per bloccarlo e a quel punto è scattata la perquisizione domiciliare. All’interno dell’appartamento dov’era alloggiato l’albanese sono saltati fuori 112 involucri (dosi già pronte) di cocaina, un bilancino di precisione, due cellulari e diverse schede Sim, infine 1.300 euro in contanti. Nonché quei vasetti di varia grandezza usati come “vettore” della droga: alcuni da conserva, i più piccoli vasetti per omogeneizzati.

Il metodo architettato da Tota era, almeno sulla carta, sicuro e senza rischi: nessun contatto con i clienti, nessuna cessione. Gli agenti però ritengono di aver documentato a sufficienza, a livello probatorio, la fiorente attività di spaccio. Ora l’albanese si trova ristretto nelle celle di sicurezza, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.