Si scusano in aula dopo gli insulti sul web a Barilli

Reggio Emilia: diffamazione, l'ex presidente della Reggiana riduce la richiesta di risarcimento da 50mila a 10mila euro, i cinque imputati ne offrono 2.500

REGGIO EMILIA. Hanno chiesto scusa e hanno ammesso di aver oltrepassato il segno con gli insulti rivolti all’allora presidente della Reggiana, Alessandro Barilli, che dopo aver letto i commenti offensivi scritti contro di lui sul web li ha trascinati in tribunale. Quattro imputati – il quinto era assente – dopo aver fatto la voce grossa su facebook si sono rimangiati le frasi ingiuriuse che sono valse loro l’accusa di diffamazione e la richiesta da parte di Baralli di 50mila euro. Una richiesta giudicata esorbitante, scesa la settimana scorsa a 10mila euro (che l’ex presidente vorrebbe devolvere poi alla Reggiana), mentre gli imputati sono per ora disposti a versare un risarcimento di 2.500 euro (500 euro a testa).

«Sono qui per chiedere scusa» ha detto ieri – al giudice Stefano Catellani – Luca Saccani, 26 anni, finito sul banco degli imputati insieme a Luca Benassi, 46 anni, Andrea Cagni, 47 anni e Pasquale D’Angelo, 32 anni. Assente Luca Sghedoni, 36 anni. «Chiedo scusa oggi perché non ne ho mai avuto l’occasione finora. La notifica della querela era arrivata con un ritardo di un anno e mezzo. Il mio è stato un brutto commento, un atto commesso con ingenuità e leggerezza ma che non ricordavo nemmeno di avere fatto finché non ho saputo della denuncia. Il signor Barilli ha esercitato un suo diritto. Mi prendo la responsabilità di quanto scritto. Credo che il signor Barilli abbia raggiunto il suo obiettivo, cioè arrecarci uno spavento. Ci ha dato una lezione. Sui social è meglio moderare i termini ed esprimere le opinioni con garbo e senza esagerare. Barilli ci ha dato una rogna con questa denuncia. Intendo essere oggi in tribunale sacrificando mezza giornata di lavoro». Incalzato dal pm, Saccani ammette di aver scritto: «Se qualcuno ti taglia le gomme del Q5 o anche peggio sappi che te la sei cercata... vattene merda». «A mio modesto parere è un commento fatto con ingenuità ma che non ha mai avuto risvolti pratici. Non ne vado fiero e chiedo scusa». La rabbia sfogata sul web, hanno detto gli imputati, non era rivolta alla persona ma al presidente, generata dalla frustrazione, vista la situazione societaria «abbastanza discutibile». «Siamo innamorati della squadra. E spesso in amore si va oltre. Penso di aver pagato abbastanza psicologicamente. Pensavo si potesse risolvere in maniera civile, adulta» ha concluso Saccani. «Avevo scritto il post e poi cancellato poco dopo» ha detto Cagni: «È stata una stupidata. C’erano polemiche perché Barilli aveva portato a Reggio il Sassuolo e via dicendo. Ma le polemiche erano contro il ruolo». Anche per Pasquale D’Angelo «la contestazione era sulla figura del presidente. Non mi permetterei di insultare così una persona». Infine la rivelazione di Benassi: «Mi assumo la responsabilità della scritta ma l’aveva fatta con il mio telefonino un altro amico tifoso». Alla prossima udienza sarà sentito il gestore della pagina facebook. (e.l.t.)