Squinzi, avviso di sfratto alla Reggiana: "Se Piazza non paga..."

di Massimo Sesena

Reggio Emilia: il patron del Sassuolo e della Mapei durissimo con il presidente granata in un'intervista alla Gazzetta dello Sport

REGGIO EMILIA. Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca. E ancor meno manca che sia un avviso di sfratto. Nel senso letterale del termine. Il patron del Sassuolo Giorgio Squinzi “avvisa” la Reggiana che se entro l’anno non salderà il suo debito per l’affitto dello stadio, gliene verrà tolto l’uso. E l’“avviso” non arriva per raccomandata. Squinzi lo dice pubblicamente, anzi lo fa scrivere sulla Gazzetta dello Sport in una intervista in cui l’ex presidente di Confindustria parla - per tre quarti della pagina - di tutt’altro, ovvero della disfatta azzurra, di Ventura, di Tavecchio, financo di 3-5-2. Ed è proprio il modo in cui sbuca in quell’intervista il nome della Reggiana che lascia perplessi. E fa pensare proprio a una dichiarazione di guerra alla società granata. Una dichiarazione di guerra scatenata forse dal fatto che in questi giorni la società granata sta chiudendo alcuni contratti con giocatori considerati fondamentali per i piani di Mike Piazza. Ma come - deve aver pensato Squinzi leggendo della firma di Cesarini & C. sul prolungamento del contratto - questi non pagano i debiti e intanto aprono i cordoni della borsa per i giocatori?

Del resto, non si spiega altrimenti l’intemerata del patron della Mapei. Nei modi e nei toni.

Si parla d’altro, si diceva: Guglielmo Longhi della Gazzetta dello Sport intervista Giorgio Squinzi sul futuro del calcio italiano dopo la disfatta azzurra. Nemmeno Pindaro riuscirebbe ad arrivare alla Reggiana che non paga la pigione dello stadio partendo dalla diagnosi dello stato di salute del calcio azzurro. Ma il patron del Sassuolo sì. Si parte dal decalogo-manifesto che la Rosea ha creato nei giorni del dopo Italia-Svezia. E uno dei punti di questo decalogo riguarda «norme che facilitino la costruzione di stadi di proprietà. Come quelli di Juve, Udinese e Sassuolo». E Squinzi in proposito risponde: «Si tratta di un’esperienza positiva perché dà una certa solidità patrimoniale alla società e anche nuove motivazioni ai giocatori».

A quel punto però l’intervistatore non può fare a meno di notare la differenza, ad esempio tra lo stadio della Juve da quello del Sassuolo. Ma non è certo un grande spettacolo vedere il Mapei Stadium così freddo e vuoto? chiede il giornalista a Squinzi che azzarda una risposta che è tutto un programma: «Non dimentichiamoci - dice l’industriale milanese - che il Sassuolo rappresenta una città di 40mila abitanti, tra i quali molti extracomunitari e che deve giocare sempre in trasferta, con evidenti disagi». La domanda successiva è quasi scontata dopo questa premessa: Pentito di aver comprato lo stadio di Reggio Emilia?

«No, era e resta la soluzione migliore». E in effetti, sulla bontà dell’affare nessuno può obiettare: con quattro milioni euro Squinzi ha acquistato uno stadio costato quasi trenta... In questo modo, secondo Squinzi «si può far crescere il club e attirare nuovi tifosi. Nel nostro caso, però, il problema è un altro...». Chi si aspetta che che il patron dei neroverdi faccia autocritica per una squadra che si sta esprimendo al di sotto delle aspettative e comunque delle performance degli anni passati, ecco, chi ha queste aspettative, dovrà mettersi il cuore in pace.

Perché il problema del Sassuolo è che «la Reggiana non ci paga l’affitto da giugno - dice Squinzi alla Gazzetta dello Sport - una cosa assurda, quell’americano proprietario della società (Squinzi non lo chiama nemmeno per nome e il giornalista è costretto a specificarlo, ndr) ha fatto grandi promesse ma fino a questo momento non ha tirato fuori un dollaro». E poi, l’ultimatum: «Se entro fine dicembre non saranno saldati gli arretrati gli verrà tolto l’uso dello stadio». Ora cosa succederà? Di certo questa intervista - per i modi, per i tempi - è destinata ad avere ripercussioni. Altro che il “buon vicinato” a cui ha fatto riferimento Piazza nella sua ultima uscita pubblica. Qui volano gli stracci.

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