Dipendenti pubblici: fra ferie e malattie quasi due mesi di lavoro in meno

di Luciano Salsi

Reggio Emilia: i dati del rapporto Ermes 2017 sui Comuni reggiani. Per gli impiegati anche pochi bonus in busta paga

REGGIO EMILIA . Nessun caso di assenteismo fraudolento è stato finora denunciato fra i dipendenti pubblici della nostra provincia, ma i comuni reggiani non brillano per l’assidua presenza dei loro impiegati. I quali, peraltro, s’accontentano di integrativi che aggiungono alle retribuzioni basilari cifre molto inferiori alla media di quelle elargite a titolo di incentivo agli impiegati delle altre province.

Lo si evince dal rapporto Ermes comuni 2017, che passa ai raggi X il trattamento e il rendimento dei dipendenti di 2.298 Comuni italiani con più di dieci dipendenti e cinquemila abitanti. In merito alle assenze, il rapporto prende in considerazione, sommandole insieme, quelle dovute alle ferie e quelle motivate da ragioni di salute o familiari. Reggio ne registra mediamente 53,3 giornate per ogni dipendente, più della media dei 102 Comuni capoluogo di provincia, fra i quali si colloca al 39esimo posto nella classifica.

La classifica. Al vertice si situa Cosenza, con 65,1 giorni, seguita da Taranto, Caltanissetta e altre città del Meridione escluse Imperia, settima, Lucca, decima, e Torino, sedicesima.

Fra quelle dell’Emilia Romagna la meno virtuosa è Modena, ventesima con 55,1 assenze, seguita da Parma, ventiseiesima con 54,3 giorni, Bologna (40esima con 53,2), Ravenna (41esima con 53,2), Ferrara (55esima con 52), Piacenza (60esima con 51,5), Rimini (86esima con 46,5) e Forlì (93esima con 44,8).

In generale gli impiegati più presenti sono quelli dei Comuni più piccoli, dove si scende nei casi limite a una quindicina di assenze, la metà di quelle a cui si ha diritto per le ferie, mentre, al contrario, se ne contano quasi cento a Locri (Reggio Calabria) e 87,3 alla Maddalena, in Sardegna.

Così in provincia.I ventisette Comuni della nostra provincia inclusi nella graduatoria sono compresi fra le 64,49 assenze rilevate a Castellarano e le 33,35 di Gualtieri.

Reggio, con le sue 53,27, è in settima posizione nella graduatoria provinciale, preceduta da Castellarano, (Cavriago 54,15), Montecchio (59,89), Bagnolo, Bibbiano e Scandiano (53,42 giornate d'assenza).

Ne fanno meno, nell'ordine, gli impiegati comunali di Correggio (52,91), Casalgrande, Quattro Castella, Reggiolo, Campagnola, Castelnovo Sotto, San Martino in Rio, Albinea, Guastalla (45,19), Rio Saliceto, Sant'Ilario (44,46), San Polo, Brescello, Cadelbosco Sopra, Fabbrico, Campegine, Rubiera (39,48), Castelnovo Monti (37,98), Novellara (36,38) e Gualtieri.

Bonus e buste paga. La musica cambia quando si calcola la media dei bonus elargiti nella busta paga degli impiegati per spronarli, in teoria, a lavorare con più impegno. Reggio brilla fra i Comuni con più di mille dipendenti per la limitatezza di queste somme.

È al secondo posto dopo Ferrara, con una media di 3.192 euro pro capite, esclusi i dirigenti, e precede Parma, terza con 3.935 euro. All’estremo opposto troviamo Salerno, che paga ben 10.067 euro, seguita da Bari (7.161), Messina e Torino (6.586). La nostra provincia si distingue anche fra i Comuni italiani che contano da cento a mille dipendenti. Cavriago è al quarto posto per i valori più bassi con i suoi 2.092 euro a testa.

Integrativi. Il rapporto Ermes elenca 27 Comuni reggiani nella graduatoria generale relativa alla media dei contratti integrativi incentivanti. Quello che spende di più è Reggiolo, con 3.770 euro.

Seguono Fabbrico, Sant'Ilario (3.462,4), Gualtieri, Bagnolo, Luzzara, San Polo, Reggio, Castelnovo Monti (3.029,4), Correggio, Novellara (2.987,1), Scandiano (2.945,2), Rio Saliceto, Castellarano, Rubiera (2.734,7), San Martino in Rio, Brescello, Campagnola, Boretto, Quattro Castella (2.365,6), Campagnola, Bibbiano, Montecchio (2128,2), Cadelbosco Sopra, Cavriago, Gattatico, Casalgrande (1.968,1), Albinea (1803,4) e Castelnovo Sotto (1.760,1).

Entrate tributarie. Il terzo indicatore della produttività comunale studiato da Ermes è l’entità delle entrate tributarie. I Comuni italiani ne accertano mediamente 553 euro all’anno per abitante, ma riescono a riscuoterne solo una parte.

Al vertice troviamo le località di villeggiatura con introiti derivanti dal turismo e dalle molte seconde case oberate dall’Imu. Livigno e Cortina d’Ampezzo sono al primo e al secondo posto con 3.654 e 2.280 euro e una media di riscossione superiore al 90%. Ultima è L’Aquila con 107,2 euro e l’84,6%.

I venti Comuni reggiani elencati nel rapporto sono quasi tutti al di sotto della media nazionale. La superano, nell’ordine, Cavriago con 597,8 euro, Reggio (589,7), Campegine, Gattatico, Castellarano e Montecchio (553,4). Seguono Rubiera, Sant’Ilario (529,2), Luzzara, Bibbiano, Bagnolo, Gualtieri, Casalgrande (490,4), Guastalla (489,2), Novellara, Campagnola, Reggiolo, Fabbrico, Scandiano (409,5) e San Polo (357,3).

La capacità di incassare i tributi notificati, però, varia sensibilmente. Si va dal 93,1% di Rubiera e 91,6% di Gattatico all’87,5% di Scandiano all’86,7% di Reggio all’81,2% di Bibbiano al 72,4% di Guastalla per finire con il 64,8% di Novellara.