i retroscena della deposizione 

«Sarcone comanda in carcere»

Il pentito: «Lo sciopero dei legali? Aderimmo polemici con Caruso»  

REGGIO EMILIA. In seguito agli arresti per le botte e i traffici illeciti (droga, telefonini) in carcere, il gip che ha emesso l’ordinanza ha imposto il divieto di comunicare alla Pulce fra i maggiori indagati – pure imputati di Aemilia – cioè Gianluigi Sarcone e Sergio Bolognino.

Un divieto contestato ieri in aula da Bolognino («Di fatto in carcere a Reggio Emilia comporta l’isolamento»), mentre Sarcone è già di fatto “isolato” come ha richiesto «per evitare ulteriori strumentalizzazioni (l’allusione è per il pentito Giuseppe Giglio che l’accusa per i fatti in cella, ndr)». Lo si è notato proprio ieri, visto che Sarcone non è più con gli altri detenuti nelle gabbie: resta nei pressi, sotto l’occhio degli agenti penitenziari.

E Sarcone ha ascoltato come l’ha “dipinto” il pentito Salvatore Muto: «In carcere decideva sempre Gianluigi, come per l’adesione allo sciopero degli avvocati penalisti perché secondo noi il presidente Francesco Caruso è più dalla parte della procura che degli imputati. Ma Sarcone ha deciso anche sull’abbandono dell’aula del 18 aprile scorso perché la Corte non dà la parola agli imputati, inoltre con Bolognino ha scritto la lettera per chiedere il processo a porte chiuse, senza i giornalisti. Anche le richieste interne al carcere partono da lui». Muto ha parlato anche di Pasquale Brescia: «Conosceva in carcere una guardia sarda e siamo riusciti a far entrare un registratore con cui preparare domande e risposte a nostro favore da far pervenire ai testimoni».