Omicidio di Reggiolo, dopo il delitto la Dda a Reggio

di Tiziano Soresina

Il pm Orsi ha incontrato gli investigatori e valutato gli atti La famiglia del pentito Cortese esclude parentele con Citro

REGGIOLO. Dalle parole di venerdì di Giuseppe Amato procuratore di Bologna («Siamo in contatto con la procura di Reggio Emilia con cui stiamo collaborando») all’intervento diretto ieri della Dda approdata nella nostra città per prendere contatto con gli inquirenti (i carabinieri sono coordinati dal pm Valentina Salvi) e visionare le informative redatte sull’omicidio dell’autista 31enne Francesco Citro.

Una calata significativa da parte del pm Stefano Orsi e che la dice lunga su come venga tenuta in grande considerazione la pista mafiosa per questo delitto avvenuto giovedì sera a Villanova di Reggiolo che – quanto a modalità – fa pensare ad un’esecuzione ’ndranghetistica: il killer che attira la vittima nella trappola per poi sparargli a bruciapelo. Tutto ciò stride però con la mancanza di ombre su questo autista incensurato e che sembra non appartenere a una famiglia legata o con trascorsi ’ndranghetistici: proprio ieri la Gazzetta è stata contattata da un familiare del pentito Angelo Salvatore Cortese per spiegare che a lui non risulta una parentela con la madre del 31enne morto.

Restano comunque i dubbi di matrice mafiosa che devono aver spinto ieri sino a Reggio Emilia la Dda che da tempo tiene monitorata la nostra provincia e vuole vederci chiaro su un omicidio di un calabrese che si cala in un momento particolare sia interno al maxi processo Aemilia (le tensioni innescate dalle rivelazioni dei pentiti, le recenti paure dei detenuti espresse in aula) sia esterno al procedimento (la scia di incendi dolosi alle auto mai interrottasi nonostante la maxi operazione antimafia del 2015, attentati a locali, spari nella notte). Colpisce poi la determinazione con cui è maturato l’assassinio.

L’orario dell’incendio doloso dell’auto fa sospettare gli inquirenti che il vero obiettivo di quell’atto fosse attirare in una trappola Citro, ma sul rogo è arrivato qualcun altro prima del 31enne. Tre ore dopo gli spari nel ballatoio, a pochi metri dall’appartamento della vittima: qualcuno ha ordinato che il delitto avvenisse a tutti i costi quel giorno? E poi c’è un’anomalia: Citro era un autotrasportatore in giro tutto il giorno e quindi un bersaglio aggredibile anche lontano dalla sua abitazione, con probabili minori difficoltà rispetto ad un agguato fra le case. Ma in questo periodo il 31enne era in ferie e non in viaggio con il camion, quindi se si è arrivati a tanto c’è un “qualcosa” che può aver fatto precipitare la situazione, decretando la sentenza di morte per l’autista. E poi il fatto che l’agguato sia avvenuto in una palazzina piena di gente spinge a pensare che l’omicida non temesse giovedì sera di essere riconosciuto, perché fuori zona completamente.

Un killer professionista (ha usato una pistola calibro nove di cui ha schiacciato il grilletto almeno sette volte) giunto da lontano (dal Meridione, dove può essere ritornato precipitosamente una volta completato il “lavoro”?). All’ingresso della frazione reggiolese vi sono le telecamere e l’assassino può essere rimasto “intrappolato” in qualche filmato. E se dopo l’incendio-trappola andato a vuoto è rimasto nei dintorni per poi tornare ad agire, ha fatto qualche telefonata? C’era un altro con lui? Se l’esecutore materiale dell’omicidio non è chi l’ha ordinato, non si può escludere che le piste possono diventare diverse da quella mafiosa. E in effetti gli investigatori – al momento – non escludono nemmeno motivazioni per nulla legate alla criminalità organizzata: una persona che odia a tal punto Citro da volerlo morto.

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