«Lottizzazioni sospette: atti in procura»

di Tiziano Soresina

Il pm inquadra alla Corte le rivelazioni di Valerio sui favoritismi a Pieve e Correggio come «reati comuni» su cui indagare

REGGIO EMILIA. Nella massiccia opposizione alle richieste alla Corte degli avvocati difensori – una cinquantina di testimoni a controprova della deposizione-fiume del pentito Antonio Valerio – il pm Marco Mescolini ha però toccato un “nervo scoperto” legato alle rivelazioni del collaboratore di giustizia, cioè i favoritismi fra pubblica amministrazione e costruttori calabresi in odore di ’ndrangheta. Due le lottizzazioni sospette (a Pieve Modolena e a Prato di Correggio) indicate nelle scorse udienze da Valerio, ma secondo il pm Mescolini si tratta di vicende non rientranti nelle accuse di Aemilia, bensì configurabili come «un reato comune» i cui atti «potranno eventualmente – rimarca il magistrato della Dda rivolgendosi ai giudici – essere trasmessi alla Procura di Reggio Emilia». Atti che se trasmessi farebbero partire nuove indagini. La prima vicenda è stata solo accennata da Valerio: «Ci furono dei favoritismi, ci sono stati dei cambi di destinazione d’uso da parte del Comune, come un’area immensa a Pieve Modolena». Per questo intervento urbanistico a Pieve – che affonda le radici nel primo decennio Duemila – i difensori chiedono che venga a chiarire in aula una serie di amministratori e tecnici: gli ex sindaci Antonella Spaggiari e Graziano Delrio, l’ex assessore all’urbanistica Ugo Ferrari, Maria Sergio (la moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi è stata dirigente all’urbanistica del Comune di Reggio) e Guido Ligabue (pure lui ex dirigente all’urbanistica in municipio a Reggio). Più articolata la deposizione del collaboratore di giustizia su aree rese edificabili a Prato di Correggio. Ha tirato in ballo la famiglia Brescia (che comprò i terreni fra il 2006 e il 2008) e il Comune di Correggio, concludendo il suo discorso con una frase inquietante: «La procedura urbanistica tecnicamente si può, soprattutto se c’è il tecnico all’urbanistica che piglia il quibus». Una sottolineatura di Valerio che potrebbe innescare indagini per corruzione, come ha rilevato ieri lo stesso pm Mescolini. Su questo “tasto” correggese è stata chiesta – sempre dalle difese – la deposizione dell’ex sindaco Claudio Ferrari, di Fausto Armani (ex dirigente dell’area tecnica in Comune a Correggio) e di don Evandro Gherardi (ai tempi parroco di Fosdondo). Sul resto delle richieste difensive il pubblico ministero – respingendole – ha evidenziato come su vicende già ampiamente dibattute da entrambe le parti nel corso del processo «una dichiarazione di Valerio che non porta elementi di novità non può riaprire il tutto». Da qui l’elencazione di una serie di situazioni in cui «la controprova non può essere ammessa se punta a risultati conoscitivi già acquisiti», come il caso delle cene di cui ha parlato il pentito (già documentate dai servizi di osservazione delle forze dell'ordine) o quello dei testimoni che riferiscono sulle operazioni di falsa fatturazione della cosca, dei lavori riportati nelle fatture stesse.

Sulle richieste di pm e difese la Corte si esprimerà più avanti.