L’ITER 

In isolamento per sei mesi Abbandonato dalla famiglia

MANTOVA. Sei mesi di isolamento in cella, senza contatti con l’esterno. Questo prevede la legge per chi decide di vuotare il sacco e chiede di entrare nel programma di protezione dei pentiti di mafia....

MANTOVA. Sei mesi di isolamento in cella, senza contatti con l’esterno. Questo prevede la legge per chi decide di vuotare il sacco e chiede di entrare nel programma di protezione dei pentiti di mafia. Cento ottanta giorni a disposizione per parlare ai magistrati, raccontando fatti “nuovi”.

È questo il punto fondamentale, come ha spiegato il Pm della Dda di Brescia Claudia Moregola nell’incontro che si è tenuto lunedì mattina con gli studenti del Bonomi Mazzolari. «Allo Stato non interessa se c’è un pentimento di coscienza, ma solo che vengano alla luce circostanze, nomi, reati ancora ignoti. Ci dev’essere un’utilità». Se il racconto verificato viene giudicato veritiero, il pentito esce dalla cella e entra nel programma di protezione. È il percorso che sta affrontando anche Salvatore Muto, condannato a 18 anni nel processo Pesci. Muto è in una cella di dimensioni esigue, poco riscaldata, e, come Valerio e gli altri, esce soltanto per parlare con i magistrati. La sua famiglia, come accade spesso, ha azzerato tutti i contatti con lui: la scelta di pentirsi non sempre viene condivisa dai familiari, che si dissociano. Sta a loro decidere se entrare o meno in un programma di tutela.(r.c.)

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