0522 Reggio chiama Matteo: libera tutti

di Stefano Scansani

L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, dopo il voto del 4 marzo e la débâcle del Partito Democratico

REGGIO EMILIA. Esco dalla larga rosa dei decifratori del voto, ed entro in quella degli indovini. Esattamente di ciò che potrebbe capitare fra un anno, ad esempio qui, a Reggio Emilia città, al centrosinistra in formato Costa-Vecchi. Gravità massima: perdita del Comune. Gravità media: ballottaggio. Gravità minima: maggioranza stretta.

Immagino le reazioni del fior fiore del Pd locale. Il quale sia pure affranto e disorientato dalla botta di ieri, potrebbe rispondere col solito paio di certezze (archeologiche): per il Comune gli elettori votano diverso; per il Comune manca un’annata amministrativa.

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In verità da queste politiche emerge che gli elettori votano diverso addirittura di volta in volta. E si è esaurito quel che resta dell’eventuale ideologia o dello spirito di militanza. Poi, per quel che riguarda la questione “tempo”, basta ricordare che nelle politiche di cinque anni fa il Pd in città conseguì il 41,41%, alle comunali del 2014 si attestò sul 49,86%, e per il candidato sindaco Vecchi fu un trionfo personale.

Vecchi venne eletto con il 56,38% dei consensi attribuitigli da una coalizione di ben 7 formazioni. Ancora il Pd nella notte fra domenica e ieri è ridisceso al 29,64%. In cinque anni ha perduto quasi il 12%, e dalle comunali il 20,22%.

È chiara l’erosione del consenso in una delle capitali della sinistra e poi del centrosinistra contemporaneo. Credo che difficilmente qualsiasi azione amministrativa, il ritorno del porta a porta politico e della promozione militante o l’effetto Graziano Delrio in Parlamento, potranno modificare la discesa.

Anche perché nell’attesa delle politiche è mutato anche il grappolo che a Reggio rappresentava il centrosinistra maggioritario. Oltre il Pd: Sinistra Ecologia Libertà, Centro Democratico, Italia dei Valori – Partito del Sud, Lista Civica Leoni di Reggio, Lista Civica Svoltare e Lista Civica 0522 Reggio Chiama Matteo.

Ora più che mai quel prefisso telefonico senza numero conseguente rappresenta un percorso e un esito. Chiama chi? A quale numero?

Tali interrogativi portano a un’altra considerazione obbligata, a un terzo quesito: il trapasso del renzismo quale ricaduta provocherà nell’immediato su quel che rimane del Pd reggiano?

In questa città e anche nel suo territorio il renzismo è stato volente e nolente, attivo e passivo, dichiarato ma non certificato, non ha mai destato passione nello stesso segretario Costa e nel sindaco Vecchi. Dunque è immaginabile un Renzi libera tutti. Nel senso che nell’avvio del travaglio della sconfitta ognuno sarà libero di trovare soluzioni e fare scelte nel libero arbitrio.

C’è chi considera la s-renzizzazione del Pd una tragedia rigenerante. Infatti ai renziani convintissimi non piaceva la carovana di formazioni e assessori (anche di Leu, nemici in casa) che sostengono l’amministrazione Vecchi. Che compongono il laboratorio Vecchi per la sostenibilità del centrosinistra-sinistra, e sua. E, semmai, avrebbero messo in discussione la ricandidatura di Vecchi per le comunali del 2019.

Questi sono pensamenti acrobatici. Oggi conta il realismo dei numeri. Il Pd è pressato sul 29,64% e Leu sul 5,60%. Mentre il M5s ha raggiunto il 27,67%. La Lega (non più Nord) si è attestata sul 14,78%, Forza Italia sul 9,08% e Fratelli d’Italia sul 3,00% e insieme totalizzano il 26,86%. Il tripolarismo è fatto.

Se questi fossero i numeri per la Comunali dell’anno che verrà, la certezza sul mantenimento degli attuali assetti e poteri politici sarebbe assolutamente dubbia. Mentre è indubbio che a Reggio, come nell’altrove d’Italia, più che l’elettorato è l’opinione pubblica che va mutando.

E questa ha fatto pagare attese mai soddisfatte, è stata attraversata da tensioni datate, sempre più potenti, che il Pd e le amministrazioni locali non hanno captato, o hanno affrontato tardi, tardissimo: immigrazione, sicurezza, lavoro.

Mentre ancora Renzi ieri sera annunciando le dimissioni indicava il mandato al successore (chi?): “no inciuci, no estremismi, no caminetti”. Mentre l’opinione pubblica attende sostanza, e lo fa caricandosi sempre più forte non nelle piazze, non nelle segreterie, non nelle sezioni, ma online. La partecipazione politica – esile, deumanizzata, incontrollabile - scorre altrove.

Il Pd non ha intuito gli argomenti e qual è il nuovo supporto del dibattito e della propaganda, dell’elettrificazione del sistema nervoso dei cittadini, oppure non è nel suo strumentario.

Pentastellati, leghisti e forzisti impianteranno qui a Reggio il loro accerchiamento su queste insufficienze e sul fatto che la storia politica-amministrativa di Reggio è autoreplicante dal dopoguerra.

Richiamo la metafora telefonica: 0522 Reggio chiama Matteo: libera tutti. E aggiungo, quella dell’anno prossimo per il Pd reggiano sarà l’ultima chiamata.

s.scansani@gazzettadireggio.it
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