Il Centro medico Spallanzani denuncia le “Iene”

di Miriam Figliuolo

Reggio Emilia, dopo il servizio televisivo sulle ragazze dai seni rovinati dagli interventi effettuati nella struttura di via Fratelli Cervi  

REGGIO EMILIA. Interventi estetici al seno dagli esiti a dir poco approssimativi ed effettuati come in una «catena di montaggio» con foto delle pazienti via Whatsapp in sostituzione delle visite mediche pre-operatorie: è la sconcertante denuncia al centro del servizio televisivo delle Iene, in onda domenica sera su Italia Uno, intitolato “Ragazze rovinate dalla clinica low cost”, che punta il dito contro il Centro italiano chirurgia estetica di Reggio Emilia (Cice), una divisione del noto centro medico “Lazzaro Spallanzani”.

«Sono tutte falsità. Interviste montate ad arte in modo vergognoso. Senza un minimo di verifica della fonte: tutto il servizio è stato costruito su commenti pescati in ordine sparso su Facebook, senza serietà giornalistica. Procederemo alle vie legali», tuonano dal centro medico reggiano all’indomani della trasmissione, dopo che anche il sito Internet del Cice va in crash (blocco di funzionamento) per il numero elevatissimo di contatti.

Seni deformati e dolenti al punto da dovere assumere costantemente antidolorifici: è questo che denunciano le vittime intervistate dall’inviata del noto programma televisivo, Veronica Ruggeri. Almeno venti i casi presentati, alcuni dei quali poi sottoposti dalle Iene alla valutazione di un altro chirurgo, Antonio Spagnolo, che commenta, rincarando la dose: «Errori grossolani. Impensabile non visitare in modo approfondito...». In poche ore, lo staff diretto da Roberto Gallosti ha pronta una nota ufficiale. «Sono tutte fake news, anche le Iene prendono granchi». Ma l’ironia si ferma lì. «Noi realtà di eccellenza, pronti ad adire le vie legali».

Le foto su Whatsapp. «Il Cice da anni utilizza i nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia (whatsapp, ma anche videoconferenze) per aumentare la sicurezza e il livello di informazioni utili in un quadro di cura della salute generale del cliente», dice con orgoglio Gallosti.

La catena di montaggio. «Siamo gli unici, o tra i pochi in Italia, a avere una propria clinica, con un proprio staff di chirurghi, anestesisti e infermieri specializzati. Il fatto di avere tanti clienti è semmai la dimostrazione della validità e serietà del nostro modello».

La clinica «low cost». Un termine volutamente denigratorio dice Gallosti: «Non si tratta di “low”, ma di giusto prezzo. Semmai la domanda, ribaltata, andrebbe posta a certi concorrenti. Noi da otto anni pratichiamo gli stessi listini. Forse l’indagine andrebbe fatta sui costi eccessivi praticati da altri chirurghi».

Il diritto di replica. È stato completamente negato; come stravolto il contenuto dell’intervista fatta allo stesso Gallosti – «Due ore ridotte a 60 secondi» – e le visite a due pazienti con telecamere nascoste.

I dati. Contro «falsità» e «strumentalizzazioni», i dati statistici del Cice: in 10 anni, 8.753 interventi, e 13 richieste di risarcimento, lo 0,1% sul totale (5 vinte in sede giudiziale, 2 con soccombenza parziale, e i rimanenti in fase di definizione): contro il 34,5% dell’incidenza nelle strutture italiane (dati MedMal).