Sgominato clan camorristico, un arresto a Rio Saliceto

Si tratta di un 25enne ritenuto corresponsabile di gravi reati quali estorsioni, spaccio e tentato omicidio. Il cuore della "gang" tra Marigliano e San Vitaliano nel napoletano

RIO SALICETO. È stato arrestato nell’ambito di una maxi operazione anticamorra, condotta dalla Dda di Napoli ed eseguita dai carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli) che ha portato alla cattura di 29 persone ritenute legate a un clan responsabile di estorsioni, tentati omicidi e spaccio di droga. Si tratta di un 25enne residente in paese raggiunto dai militari dell’Arma napoletani con i colleghi del comando provinciale di Reggio Emilia e quelli della compagnia di Guastalla.
 
I carabinieri del Gruppo Castello di Cisterna hanno operato, oltrechè nel reggiano, anche a Napoli e provincia, Verona, Castel Volturno, Terni, Ferrara e Bari. 
Nel reggiano i militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea. Il 25enne di Rio Saliceto è ritenuto, unitamente agli altri 28 correi colpiti dal medesimo provvedimento restrittivo di natura cautelare, essere affiliati al clan camorristico dei “Mariglianesi”, attivo tra Marigliano e i comuni confinanti, “costola” del clan napoletano dei “Mazzarella”. 
 
 
L’indagine ha scoperto un’associazione di tipo mafioso che aveva organizzato lo spaccio di ogni tipo di droga nei complessi di edilizia popolare di Marigliano e San Vitaliano. Le piazze di spaccio erano attive 24 ore su 24 e il clan aveva arruolato spacciatori e vedette in gran parte tra i residenti delle palazzine. 
Lì l’organizzazione aveva inserito famiglie di fiducia, sfrattando gli originari assegnatari degli alloggi. Sono stati scoperti due tentati omicidi a colpi di pistola e mazze da baseball e una gambizzazione nei confronti di tre “capi piazza” restii a pagare la “quota” al clan.
 
L’organizzazione rimpinguava le casse anche dissanguando commercianti, imponendo il “pizzo” a supermercati, imprese funebri, edili, ambulanti, negozi di ortofrutta, pizzerie. Un imprenditore intenzionato a non pagare fu sequestrato per essere portato “al cospetto” del vertice del clan, sequestro organizzato anche con la complicità della mamma del reggente. 
 
Le donne, in proposito, partecipavano a pieno titolo alle scelte strategiche dell’organizzazione. Contestati anche la detenzione illegale di armi e il favoreggiamento, per le “vedette”. Tutti i reati sono aggravati da metodo e finalità mafiosi.