Parla Calì:"La cura per la Reggiana non è finita"

di Primo Bertani

Il manager chiamato da Mike Piazza per mettere ordine nei conti della società granata: «È vero, sul piano della comunicazione la società deve crescere e migliorare»

REGGIO EMILIA. La Reggiana che verrà è nella testa di Alberto Calì, manager milanese di 56 anni, uno che non ama la ribalta delle scene e che ha filo diretto unicamente con Mike Piazza e Alicia Rickter.

Di lui raccontano che sul lavoro sia molto riservato, inflessibile e duro come un muro. Chiamato dai coniugi Piazza a inizio maggio per gestire i conti e pianificare una nuova organizzazione aziendale all’interno della Reggiana, azzerando giorno dopo giorno ruoli e funzioni, demolendo in pratica l’intera piramide che la nuova dirigenza granata aveva ereditato.

Ad accelerare la tempistica di queste operazioni pare sia stato il riscontro della due diligence, ovvero la verifica di ogni documento contabile della società granata: sotto la lente sono finiti anche i più piccoli giustificativi cartacei.

Cosa sia successo esattamente quelle settimane tra maggio e giugno nella sede granata è ancora un tabù, nel senso che dietro la sbandierata spending review attuata dai Piazza si presume ci sia stato forse anche dell’altro, vista l’uscita fulminea di Maurizio Franzone che fino a poche settimane prima aveva ricoperto il ruolo di amministratore delegato oltre a quello di uomo di fiducia plenipotenziario della società.

Al di là della fuoriuscita di Franzone, ha fatto rumore la sforbiciata al personale in tutti i settori della società, da quello amministrativo fino a quello sportivo, con tagli che non hanno risparmiato nemmeno il settore giovanile, che proprio in quei mesi aveva fatto registrare ottimi risultati.

E ora? È finita qui? Stando alla voce di Alberto Calì questa pars destruens non è altro che un pezzo del suo piano.

«C’è ancora molto da fare – spiega – siamo solo all’inizio». L’opera di ricostruzione, secondo un modello attuale di business, esige tempi lunghi, le persone giuste al posto giusto e adeguate risorse economiche, materia di cui si parla sempre troppo poco.

La scelta di Alberto Calì non è stata casuale.

Si è laureato alla Bocconi ed ha alle spalle un percorso lavorativo molto qualificato, con esperienze nei contesti nazionali e internazionali nel settore farmaceutico e dell’industria meccanica, quasi sempre alle prese con le aree “risorse umane”.

Ha maturato forti competenze anche nello sviluppo organizzativo, nonché in ristrutturazioni e riorganizzazioni. Il suo profilo lascia intendere che è solitamente chiamato come problem solver per gestire criticità e priorità aziendali. È il caso della Reggiana, dove ha sviluppato un piano di sostenibilità dei costi, passando inevitabilmente attraverso pesanti tagli alla struttura e al budget.

«Licenziare non è mai un piacere, dietro ad ogni donna ed ogni uomo c’è una famiglia – aggiunge – in passato ho ricoperto per tanto tempo ruoli di direzione del personale, a volte mi son trovato a lasciare a casa tanta gente, conosco la delicatezza di questi passaggi e di quello che possono generare ad ogni livello».

Il riferimento è alla raffica di “benserviti” dei mesi scorsi. I dipendenti della Reggiana sono stati pagati sino alla mensilità di maggio, ma questo non intacca le valutazioni della Covisoc che monitora solo le posizioni dei tesserati federali. Alcuni di coloro che sono stati lasciati a casa, da quanto trapela, stanno transando e raggiungendo accordi di conciliazione.

Adesso, che si è girato verso, si guarda al futuro, il cui traguardo non è stato completamente esplicitato e che tanti, almeno per l’aspetto sportivo, vorrebbero conoscere dalla voce di Mike Piazza, che non concede interviste da diversi mesi. «In effetti – confida Calì – dal lato della comunicazione aziendale dobbiamo crescere e migliorare».

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