La guerra fredda con il Sassuolo al Città del Tricolore

di Massimo Sesena

Annovi: «La Reggiana ha diritto a giocarci fino al 2054»  Al centro del contenzioso la convenzione del 1994

REGGIO EMILIA. I soci storici della Reggiana, lunedì sera in sala stampa avevano un solo cruccio e non lo nascondevano nemmeno. Nunzio Annovi, dopo essersi gustato la vittoria seduto nel palco accanto a Mike Piazza, si lasciava andare davanti ai cronisti: «Oggi tutto bene. Quel che non va per niente bene è il fatto che abbiamo uno stadio per giocare nel quale paghiamo 280mila euro nonostante abbiamo diritto a giocarvi fino al 2054». No, nemmeno una bella vittoria nata da una bella serata di calcio ha fatto digerire il boccone che ha avvelenato la vigilia di quel Reggiana-Vicenza a tutti atteso come il match della rinascita.

La squadra ha dato segni di vita, ma i problemi della società rimangono ancora tutti sul tavolo. Problemi di bilancio, di un bilancio che ha nella voce “debiti verso fornitori” anche quella della pigione da versare alla “odiata” Mapei, la società padrona del Sassuolo e financo del “Città del Tricolore”. Problemi evidenziati - o meglio confermati dall’amministratore delegato del Sassuolo Calcio Giovanni Carnevali.

In mezzo a questa querelle, Mike Piazza ha cercato di metterci anche il primo cittadino, nella speranza che potesse in qualche modo intromettersi (o intercedere non si è capito) in questa vertenza dal carattere quasi esclusivamente privatistico. Invero, oggi è oggettivamente difficile ipotizzare un intervento diretto di Luca Vecchi in questa partita. E nonostante questo, il sindaco continua a tenere i contatti con le due parti che da un iniziale patto di non belligeranza, sono passate, negli ultimi mesi a una sorta di guerra fredda, culminata con il mancato rinnovo - da parte della Mapei - di un accordo di sponsorizzazione che rendeva decisamente meno onerosa la pigione per l’utilizzo dello stadio. E che ha avuto - secondo la versione della società granata - come conseguenza la morosità nel pagamento del canone d’affitto. Come finirà questa guerra fredda? Carnevali ha chiesto pubblicamente alla Reggiana di «trovare una soluzione» facendo intendere che questa situazione non sia più sostenibile. E la risposta della Reggiana, forse sta proprio in quell’accenno di Nunzio Annovi, secondo cui i granata conserverebbero il diritto a giocare allo stadio fino al 2054. A cosa si riferisce?

Alla convenzione siglata nel 1994, anno di nascita dell’allora stadio Giglio. In questa sorta di certificato di battesimo c’è scritto, appunto, che quella sarebbe stata comunque la casa della Reggiana. Poi però lo stadio dalle mani della Reggiana passò a quelle del curatore fallimentare, finendo all’asta dove ad acquistarlo, a un prezzo davvero stracciato fu il patron della Mapei e del Sassuolo Giorgio Squinzi.

Il punto - che oggi appare in linea teorica - come una partita per avvocati è proprio questo: acquisendo il bene (una volta pubblico) all’asta il nuovo proprietario deve fare ancora fronte a quegli obblighi elencati nella convenzione stipulata nel 1994? Una domanda a cui nessuno sembra aver voglia di rispondere. Anche solo per evitare che la guerra da fredda che è ora, diventi poi qualcosa di diverso.

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